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Nel mondo attuale
Nel mondo attuale
Nel mondo attuale, caratterizzato da incertezze e instabilità, aumentano i timori reciproci tra le grandi potenze. Queste, nel dinamismo dei nostri tempi, sono tentate per la propria sicurezza a stravolgere gli assetti geopolitici vigenti. Già nel mondo greco il retore ateniese Isocrate, vissuto tra il V e il IV secolo a. C., nel suo discorso A Nicocle, re di Salamina di Cipro, dice che il buon principe deve badare, tra le sue priorità, all’autoconservazione dello Stato: “Cerca soprattutto di conservare la sicurezza (aspháleian) e per te stesso e per lo Stato”. Leopold von Ranke, nel XIX secolo, nella sua opera Storia Universale afferma che ogni potenza “una volta fondata, deve ognora crescere, perché non può misurare le ostilità che le si opporranno. In tal guisa, come è noto, Napoleone I giustificò le sue guerre, e vi soggiacque. Fu il principio fondamentale dei Romani, i quali veramente lo svolsero e su di esso basarono il loro dominio mondiale”. John Mearsheimer fa notare nel suo testo La logica di potenza. L’America, le guerre, il controllo del mondo che la Germania nel XIX secolo ha dato vita ad una politica estera di prestigio ponendo attenzione ai pericoli per propria incolumità. La sicurezza per lo studioso statunitense, “è sempre stato un tema scottante per la Germania a causa della sua collocazione geografica: è situata nel centro dell’Europa con scarse barriere difensive naturali sia a est che a nord, il che la rende esposta alle invasioni. Di conseguenza, i leader tedeschi sono sempre stati attenti a cogliere ogni occasione per guadagnare potere e migliorare le prospettive di sopravvivenza del paese”. In altre occasioni gli Stati, nella storia, hanno invaso popoli che abitavano a ridosso dei propri confini e ne minacciavano la stabilità. Per questo caso possiamo citare i timori di Tukulti-Ninurta I (1243-1207) a.C.) sovrano dell’impero medio-assiro per il limes nord-est animato dalla massima: difendersi per acquistare. L’attenzione alla sicurezza dei confini dell’impero medio-assiro poteva dunque accrescere l’estensione dei suoi possedimenti. In tali territori il sovrano assiro, infatti, poté approvvigionarsi di legname, per restaurare e costruire templi, fortezze e palazzi, e di rame e cavalli fondamentali per l’esercito assiro. Anche nell’antico Egitto, quando alla periferia del suo regno vi erano guerre civili, c’era il timore che i disordini potessero riversarsi all’interno dei propri territori. Il caos avrebbe attentato alla pace, armonia e prosperità dell’antico Egitto. Fu, ad esempio, considerato negativamente da Ramses III il tentativo delle tribù libiche di elevare a capo un esponente da loro nominato. Per il faraone conflitti alla propria periferia destavano la sua paura, un suo intervento “pacificatore” poteva mettere fine a tali contese e tutelare la sua gente dai nemici aumentando così la sua potenza. Quando in Egitto, come raccontato nel Papiro Harris, prima dell’avvento del faraone Setnakhte, fondatore della XX dinastia e padre di Ramses III, prevalse il caos sull’ordine iniziò una lotta fratricida. “La terra d’Egitto-dice il Papiro- fu gettata alla deriva, e ognuno aveva una propria legge, e per molti anni non ci fu nessuno a governare, finché venne un tempo in cui lo stato egizio era formato da principi e capi di villaggio, e in alto e in basso gli uomini si uccidevano fra di loro. Poi venne un altro tempo fatto di anni vuoti, quando Arsu, un siriano, si eresse a loro principe e rese tutto il paese tributario sotto il suo dominio”. Oggi, per affrontare i problemi della sicurezza dei popoli, esaudire il loro anelito alla libertà e alla pace, nonché dare le giuste soluzioni alle sfide globali seguendo la strada del multilateralismo, è necessario l’incontro e il dialogo responsabile degli Stati. Questi devono prendere decisioni, nelle opportune istituzioni internazionali, rispettando il diritto internazionale. C’è bisogno di rispettare le decisioni prese in seno all’ONU: pacta servanda sunt, per creare una comunità libera di Stati indipendenti contro le soluzioni unilaterali ai problemi che attenterebbero alla civile convivenza tra i popoli. I politici devono agire, dunque, sulla scena internazionale con responsabilità. Una condotta sconsiderata dei leaders, ossia irresponsabile, incapace di imputare al proprio operato le conseguenze delle proprie azioni, è all’insegna del mero esercizio del potere senza alcun altro scopo ulteriore. Le tentazioni unipolari sono assurde e ingiustificate perché irresponsabili. L’azione accorta, invece, ha il suo fondamento in proprie convinzioni interiori. Colui che è responsabile, deve tener conto, in ultima analisi, delle proprie convinzioni morali. Per affrontare i problemi della realtà con la politica, e tra questi realizzare l’ordine pacifico internazionale, bisogna affidarsi a uomini maturi. Max Weber disse a tal proposito nella sua opera Il lavoro intellettuale come professione: “Si rimane invece profondamente colpiti quando un uomo maturo-non importa se giovane o vecchio d’anni-, il quale senta realmente e con tutta l’anima questa responsabilità per le conseguenze e agisca secondo l’etica della responsabilità, dice a un certo punto: “Non posso far diversamente, da qui non mi muovo”. Ecco un atteggiamento schiettamente umano e che commuove”.
Antonio Fabozzi