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Salerno

“Messaggi d’amore” con la Compagnia Teatro Impiria di Verona il penultimo appuntamento del Festival Teatro XS Città di Salerno

messaggi damore“Messaggi d’amore” un pezzo teatrale della durata di ’90 minuti, autori Castelletti e Meneghini, è la rielaborazione di “Lettere d’amore” dello scrittore americano A.R.Gurney, nato a Buffalo Stati Uniti, nel 1930 e morto a Manhattan nel 2017. Naturalmente la commedia epistolare, ambientata in Italia e con riferimenti storici che ci riguardano, è stata la penultima rappresentazione al Festival Teatro XS con la Compagnia Teatro Impiria di Verona.

I protagonisti: Virgilia e Paolo, si sono conosciuti da bambini e sono diventati amici In scena, seduti dietro due scrivanie, leggono le lettere che si sono scambiati per decenni. Scorre dai loro scritti, la storia e gli avvenimenti, succedutesi negli ultimi ’50 anni, con la grande voglia di chi assiste alla loro lettura, di partecipare ad una storia d’amore a tutto tondo, senza privarsi del lieto fine. Ma non è così. D’altra parte il programma di sala non incoraggiava al meglio nel prevedere un monotono scambio epistolare tra i due e le postazione tenute in scena facevano il resto. “Caro Paolo…Cara Virgilia…, non sembravano altro che i versi ironici di un famoso duetto italiano, Rina Morelli e Paolo Stoppa, nei personaggi di Eleuterio e Sempre tua, di Maurizio Jurgens, oppure data la diversa estrazione sociale dei due scriventi, gli scritti potevano ricordare le storie del Signor G. di Giorgio Gaber. Ad un tratto, però, la storia sale di tono, conquistandosi un sua autonomia, il legame cambia registro, l’amicizia è diventata qualcosa di più, con piccole gelosie, dispettucci, tradimenti occasionali, ma sempre su due binari diversi, senza incontrarsi mai definitivamente. I messaggi scambiati, tuttavia, hanno sorretto loro vite, intanto che si srotolavano, romanticamente affezionati uno all’altro, dagli anni di scuola all’ università.

Scoppia la guerra, Paolo va al fronte, mentre Virgilia si sposa con un altro, pur rimanendo sempre in contatto epistolare con il suo compagno di sempre. Finita la guerra, a sua volta, anche Paolo prende moglie, diventando un personaggio di successo sia nella vita professionale che in quella politica; Lei, invece distrutta da una matrimonio fallito, si abbandona a facili avventure e all’alcool, trascurando perfino i figli. Ed ecco rispuntare i messaggi tra i due che, a lettere scritte, ora, si mescolano a quelli inviati con il cellulare e via e -mail, per far comprendere che di tempo n’è passato. La vita di Paolo scorre tranquilla, tra la carriera diplomatica e la vita familiare, eppure ha bisogno di messaggiarsi con Virgilia. Intanto la solitudine esistenziale di lei, accompagnata ad una assente indagine psicologica personale, che l’ha condotta nel vortice dello alcolismo, le ha fatto rivalutato la capacità catartica dell’amore vero e le lettere che evidenziano tale trasformazione del legame ha fatto emergere la speranza in lei di un lieto fine. L’audience sale, l’energia vitale ha preso corpo e campo e l’incontro carnale tra i due ha fatto tirare a tutti un sospiro di sollievo e il cuore si è rappacificato con se stesso. E anche se la storia si è conclusa in modo insoddisfacente per la morte di lei, la lettera conclusiva di lui al funerale, riabilita e rivaluta in pieno la forza di quel legame, che l’uomo si porta dentro dalla notte dei tempi. Amore alla fonte della vita, l’uomo vuole crederci sempre, indispensabile per vivere.

Splendidi gli interpreti, Patrizia Rossari e Michele Vigilante, per sensibilità, capacità di emozionarsi ed emozionare, coinvolgere e farsi coinvolgere in uno scenario semplice, lineare, essenziale, eppure quasi sereno per le variazioni e modulazioni dei volti, della voce, dei gesti. Il rischio di un appiattimento dell’insieme, capace di suscitare disinteresse e scarso coinvolgimento, era alto, ma la motivazione che l’amor vincit omnia, anche senza felice finale, spiega il lungo applauso che ha coronato il successo della commedia epistolare. Opportune le musiche scelte come colonna sonora del tempo che passa e che hanno accompagnato lo svolgersi della storia, aggiungendo nostalgia romantica e serena rievocazione della nostra vita e regalando a ciascuno di noi pezzi della propria esistenza viva e reale. Se a questo si aggiunge la possibilità di rileggere pure pezzi di storia italica e avvenimenti del mondo che ci hanno coinvolti, si può capire il successo dell’opera presentata. Interessante la rilettura ed il libero adattamento della storia ad opera degli autori Castelletti e Meneghini. Ottima la regia di Andrea Castelletti

Maria Serritiello

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Terzo appuntamento con Davide Lunelli nello spazio di Armando Cerzosimo e figli a Bellizzi

davide lunelliDavide Lunelli, ovvero quando la fotografia prova a chiarirsi le idee circa la sua capacità di creare illusione, trasmettere emozioni, innescare processi di crescita personale sia del fotografo che dei fruitori, produrre discussioni sul ruolo che l’uso del mezzo tecnologico può svolgere nello sviluppo di una società. Ma forse è più giusto dire sul ruolo che un essere umano dotato della sacra passione per la foto può avere nel proporre un modo nuovo di fare “Arte” con tutto ciò che tale parola possa significare.

Laureato in lettere, classe 1975, presto si è convertito all’Archeologia, coniugando al meglio la sua passione del viaggiare, con la sua sensibilità d’animo, per provare così a dare una sua personale e particolare risposta, con gli scatti fotografici, a una certa esigenza tutta artistico-filosofica, di lasciare una sua orma significativa. L’artista sente di avere un mondo e una filosofia tutta sua da rappresentare, da manifestare e vuole riuscirci, differenziando, e di molto, i suoi scatti! Di qui le foto dell’illusione, quelle del rendering a 50 mm, quelle dei volti, di Siviglia ed infine degli scatti freezing di un bacio colto dal vivo.

Alla domanda quanto si sentisse o volesse essere “rivoluzionario” la risposta data viene percepita con disagio e mascherata da un’eccessiva modestia. Forse dall’artista ci si aspettava una risposta passionale e bruciante, data la sua voglia esplorativa, ma non è stato così. Partito da premesse intriganti si è un po’ smarrito in una sorta di socializzazione della foto che non gli rende giustizia fino in fondo. Presentate e ampiamente tratteggiate, con spiegazioni opportune, dalla prof.ssa e critica d’arte Cristina Tafuri, lucida come non mai, precisa e dettagliata nei suoi interventi, ha saputo creare il collante giusto tra il pubblico e l’autore che ha supportato e stimolato, distribuendo scienza, conoscenza e sapienza nel corso di tutta la serata. Armando Cerzosimo, padrone di casa, non si è mai sottratto ad interventi a volta caustici, talvolta accoglienti, ma sempre conditi da tanta gentilezza e sobrietà. Un plauso incondizionato va ai fotografi dell’evento tra i presenti che si sono preoccupati di documentare la serata per lasciarne memoria

Siamo appena al 3° appuntamento, ma già in attesa di sapere cosa e chi presenterà quel vulcano di idee, che risponde al nome di Armando Cerzosimo, al quale va comunque il nostro doveroso quanto sentito ringraziamento, per le opportunità che ci regala, organizzando questi eventi che ci fanno avvicinare e discutere del diritto che abbiamo, in quanto uomini, alla bellezza ed a tutto il mondo che la circonda sia pure, come in questo caso, in fotografia.

Maria Serritiello

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