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Salerno

Domenico Lannutti, ovvero l’essenzialità della comicità al Teatro Ridotto di Salerno

lannuttiQuale sia il segreto della comicità di Domenico Lannutti, per ribadirne la bravura, la risposta è una: il suo istinto naturale per la riflessione e di conseguenza il trasformare le considerazioni riflesse in pura comicità. Si prova meraviglia, per la semplicità con la quale le risate sgorgano dal di dentro fino a quasi esplodere in occasione di certi suoi mantra fisici e mentali o come quando, allargando le braccia, esprime tutto il suo disappunto, riuscendo a trattenersi e ad evocarlo negli altri, insieme alla risata. Una comicità semplice, fatta di situazioni comportamentali, evocate ad arte con un linguaggio lineare chiaro diretto, con pochi sofismi o forzature ma abilmente congegnato e tuttavia ironico e satirico, quanto basta per non trascendere nella volgarità, tanto cara a certi comici e ne’ cadere nella facile piaggeria volta a strappare l’applauso. E così senza allontanarsi mai dal centro del palco e senza concedere niente agli occhi degli spettatori, ha fatto della sua capacità di imbastire un monologo di circa una ora e trenta, una sua caratteristica peculiare quanto interessantissima, un monologo che ha fatto ridere, sorridere, strappato qualche ovazione a scena aperta, ma soprattutto ha riconciliato il pubblico con la bella parlata, la compostezza misurata di un signore ancora giovane, pur con esperienze familiari recenti. Il garbo di un fratello istruito recuperato allo spettacolo nobile, la saggezza di una conoscenza generale non banale che trae forza e vigore dalle sue molteplici esperienze di vita, corroborate da una comicità ancestrale genetica ma anche culturale. E allora dove sta la fonte della sua bravura? La cultura innanzitutto, il suo sapersi ritagliare addosso uno spettacolo, che pur non promettendo faville, sciorina comicità da tutti i pori, contenuta e misurata quanto si vuole ma con la C maiuscola. Il suo modo di fare spettacolo è sapiente, lavorato, sostanziato da un’onestà ed umiltà di fondo, raro a vedersi in giro. Senza fare divulgazione spicciola si racconta e ci racconta di un mondo, quello della porta accanto, che è poi anche il nostro, quando riusciamo a squarciare il velo d’ipocrisia. E così riesce a fare suoi certi nostri tic o convinzioni subliminali considerandoli come suoi e senza per questo assumere mai un volto serio o accigliato per punirci o incolparci. Un fratello maggiore che si conosce e ci conosce, che non vuole fare la predica a nessuno, anzi ci ha fatto star bene pur parlando di noi. Dal teatro si esce soddisfatti per aver riso di cuore, dove cuore sta per Domenico Lannutti.

Maria Serritiello

  • Scritto da Maria Serritiello
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“Le regole di Elia” della Compagnia “Le Ombre” scritto e diretto da Antonio Magliaro” al Teatro Ridotto di Salerno

le ombre“Le regole di Elia” scritto e diretto da Antonio Magliaro con Gianni D’Amato è una sorprendente pièce di un giovane ed intraprendente scrittore che prova a stuzzicare la mente del pubblico con considerazioni non ordinarie, sul ruolo svolto, attualmente, da certi governanti. Un’analisi e in qualche modo una più o meno fedele rappresentazione, dell’archetipo del politico odierno, che si presta ad essere un vero e proprio “j’accuse” dei politicanti che caratterizzano questo scorcio di secolo. L’obiezione nasce spontanea, che mai ha a che fare una commedia etica con la comicità propria del Ridotto? L’autore, il giovane Antonio Magliaro, prova a calcare la mano sugli aspetti macchiettistici dei due personaggi, di cui Elia è l’interprete ed ecco che le risate, misurate, per il tema trattato, prendono il via dal palco, dove installazioni sghimbesce disegnano e fanno intendere che si è in un aeroporto. Ne esce un pezzo che naviga nel mondo di mezzo tra la voglia e l’aspirazione filosofica di interrogarsi sul ruolo della politica e la non sempre riuscita spinta ad una comicità tirata per i capelli sfruttando le paure del politico e la bricconeria libera e liberante dell’ingenuo, ma non stupido interlocutore. I due s’ incontrano, non a caso, nel mondo di mezzo che è un’aerostazione e se un plauso incondizionato è di obbligo per premiare il coraggio del giovane scrittore, infatti i temi trattati, suscitano d’istinto riflessioni, un consiglio tuttavia s’impone e cioè una comicità più intensa e soft ed una filosofia più pregnante e lucida, per il resto è uno spettacolo che funziona, almeno nuovo per l’umorismo vero e proprio Una nota di lode va fatta al direttore artistico del Ridotto, Gianluca Tortora, che si prodiga, con competenza mirata, a scegliere, prodotti artistici sempre più di qualità e nel caso de “Le regole di Elia” di Antonio Magliaro, si può citare  Jean de Santeuil (1630-1697) che coniò la frase in latino, Castigat ridendi mores. Ridere e riflettere è un binomio di crescita sociale che il Ridotto fa bene ad adottare. Buone le caratterizzazioni di Antonio Magliaro e Gianni D’Amato.

Maria Serritiello

  • Scritto da Maria Serritiello
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