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Edipo Re di Sofocle al Teatro Nazionale Festival XS città di Salerno

edipoE’ stato Edipo Re di Sofocle, il sesto spettacolo presentato al Festival XS di Salerno, portato in scena dalla Compagnia Calandra Teatro di Tuglie (Le) Un unico atto di 70 minuti che mostra un palco occupato da un albero bianco, stilizzato, che richiama le famose sculture essenziali dell’architetto Mario Ceroli, alla base del quale, una sorta di pedana squadrata irregolarmente, viene utilizzata ora come sedia occasionale, ora come un trono, per ribadire la posizione di privilegio di chi vi sale sopra. Intorno è buio teatrale, con scene laterali scure ed in ombra, tutto è spartano ma con un certo che di eleganza, piccoli guizzi di luce, sapientemente usati inquadrano il personaggio di turno.

Silenziosa, vestita di stoffa grezza e sfilacciata di color vinaccio, marrone e scialle nero, tra le mani una sacchetta di semi che mangia avidamente e che sputa ogni volta che il discorso s’infervora, ha occhi rotondi, pesantemente truccati di colore scuro a rendere il personaggio spaventoso, si presenta in scena l’oracolo che racconta l’antefatto e le predizioni per la stirpe di Cadmo fondatore di Tebe. Un vero cammeo la recitazione dell’oracolo, brava oltre ogni modo, convincente nel predire le sciagure, con il giusto timbro di voce, le risate sguaiate, gli sputi, un essere ripugnante che ci prende per mano, ci spiega e ci predice tutto ciò che riguarda ineluttabilmente Edipo.

La tragedia prende inizio sotto le mura di Tebe, invasa dalla peste che falcidia la popolazione, al tempo di Edipo re. Ma prima di entrare nel vivo della tragedia, l’Oracolo ci ha svelato l’antefatto del dramma che si consumerà a breve.

Edipo è figlio del re di Tebe, Laio e di sua moglie Giocasta. L’oracolo rivela al sovrano che il nascituro è destinato ad uccidere suo padre ed a giacere con sua madre. Laio, inorridito dalla profezia, ordina ad un servo di uccidere il neonato, quest’ultimo, però, non riesce a farlo e lo affida ad un pastore che a sua volta lo cede al re di Corinto, che di figli non ne può avere. Il fanciullo cresce, quindi, nella convinzione che i sovrani di Corinto siano i suoi veri genitori e quando l’oracolo gli ripete la predizione, fatta in precedenza a Laio, Edipo, convinto di rappresentare un pericolo per i suoi, che crede genitori, Polibo e Peribea, parte da Corinto e si dirige a Tebe. Sulla strada incontra un carro, si tratta di Laio, che si sta dirigendo a Delfi per consultare l’oracolo. Nessuno dei due cede il passo all’altro per cui Edipo uccide Laio. Prosegue verso Tebe vince la sfida con la sfinge, un mostro che soggioga i tebani con degli indovinelli, diventa re di Tebe e sposa Giocasta. Infuria la pesta ed Edipo manda Creonte a chiedere lumi all’oracolo, ma nel rientrare egli porta notizie orrende. Pian piano Edipo approfondisce particolari che lo persuadono dell’orrore commesso, ha ucciso il padre ed ha soggiaciuto con la madre. Giocasta, alla notizia s’impicca ed Edipo si acceca con le fibbie del suo vestito.

Le profezie si sono avverate, nulla ha potuto salvare il povero Edipo che ha affrontato il distacco doloroso da coloro che credeva fossero i suoi genitori, l’esilio, la sfida con la sfinge, nulla, egli è vittima del suo stesso destino. Lontano dall’essere padrone delle proprie azioni, deve soccombere al fato, una disumana tragicità interna alla stessa esistenza umana. Vittima di azioni non volute, le stesse, rendono il personaggio fragile e compassionevole.

La tragedia di Sofocle, al Teatro Festival XS, ha avuto una leggerezza di rappresentazione, senza mancare di carica dolorosa e di destino che dovrà compiersi, allo scadere dei 70 minuti. Le luci e la musica raffinata hanno sottolineato i momenti salienti e le figure di Edipo, di Creonte, di Tiresia rappresentate a turno dagli attori, hanno dato movimento ai quadri tragici. Tutti hanno dato slancio e credibilità ai personaggi: Federico della Ducata, Donato Chiariello, Luigi Giungato, Anna Rita Vizzi, Ptrizia Miggano, diretti con altrettanta bravura da Giuseppe Miggiano

La tragedia, la migliore di Sofocle, venne rappresentata per la prima volta tra il 430 e il 420 a.C. ad Atene e fa parte del ciclo tebano. Le vette che si raggiungono con il dramma psicologico di chi si scopre tragicamente, sia pure involontariamente, parricida e sposo di sua madre, non lasciano spazio ad elucubrazioni mentali o a sotterfugi scenici. Parlano da sole e da sole affascinano e terrorizzano le menti di chi assiste a tale tragedia.

Maria Serritiello