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Quarto appuntamento al Teatro Festival XS città di Salerno con la Compagnia della Cricca di Taranto in “Farà giorno”

farà giornoLa Compagnia della Cricca è presente per la seconda volta, al Festival Teatro XS città di Salerno. La prima risale al 2014, un gradito ritorno ed anche questa volta il pezzo, come già nelle “Le ultime lune”, è impegnativo.

La scena per tutto il tempo è la stessa: un letto, una poltrona, un tavolo una libreria ed un cassettone, attaccati al muro alcuni quadri tra cui il ritratto di Gramsci. Nel letto disteso, coperto da un lenzuolo, c’è una sagoma, che si rivela essere il padrone di casa, in giro per la stanza, invece, s’agita, al telefono un ragazzo che racconta, a chi è all’altro capo, come ha investito la persona anziana.

Ha inizio così, tra i due, dopo scontri verbali, piuttosto sostenuti, una relazione di sussistenza per il colpito e di alleggerimento della colpa per il giovane, il tutto non senza battaglie giornaliere. Renato è un comunista colto, partigiano e medaglia d’oro al valore della resistenza, con una vita vissuta a pieno, tra poche gioie e dolori di più, come la morte del figlio maschio e la scelta della figlia Aurora di essere un’eversiva e Manuel poco più di un coatto, senza cultura e con spiccate simpatie nazifasciste. Il linguaggio di Renato è ricco di citazioni, di nomi importanti, di libri, di gesta patriottiche, quello di Manuel, non solo scadente, ma infarcito più di parolacce che di contenuto.

Distanti anni luce, il teppistello trova la convenienza di trasferirsi, almeno per i 60 giorni di degenza del vecchio, a casa dello stesso, mentre l’ammalato di essere assistito convenientemente. Renato vive da solo, nessuno può prestargli aiuto, Manuel non ha accoglienza in casa, suo padre conosce il solo linguaggio della violenza. L’affare sembra siglato e a buon mercato, per tutti e due. La convivenza, però, non risulta sempre facile, alcuni compiti da svolgere sembrano impensabili a Manuel, ad esempio lo svuotamento della padella e al vecchio aspettare i comodi del giovinastro, per avere uno straccio di assistenza. Giorno dopo giorno, l’iniziale convivenza forzata si trasforma in un incontro-scontro, tra due generazioni, e modi di vivere e sebbene i punti di vista siano distanti si riesce anche a scambiarsi affetto. Trascorrono le giornate lentamente, Manuel gira per casa non senza un libro e miracolo li legge pure. L’intesa si è fatta serrata, tanto che attaccato al muro, scomparso Gramsci, troneggia Totti.

Quando arriva in casa Aurora, la figlia eversiva di Renato, che, abbandonata la lotta armata, si è dedicata al volontariato medico, Renato fa appena in tempo a riconciliarsi con lei, a godere del mutamento della sua vita ed a dedicare a Manuel “Guerra e pace” lasciandoglielo in eredità.

“Farà giorno” è la frase che i soldati in guerra usavano per ingannare l’attesa, per Renato ormai non c’è più nulla d’attendere…

Un pezzo intenso, a tratti struggente, per la crudezza dei temi trattati, come la solitudine, la vecchiaia, la paura, la disillusione, il fallimento politico, l’incomprensione filiale. Uno spaccato di vita italiana rappresentata da tre generazioni, ognuna con le proprie problematiche irrisolte: Renato un partigiano deluso, Aurora un ex Br commutata in volontaria e Manuel che da questa esperienza cerca di prendere quanto più può. L’incontro e lo scontro sono inevitabili, momenti piacevoli si alternano a sorprese ed inganni, Aurora che torna e Manuel che ruba con scioltezza i soldi per il funerale di Renato. Tutti hanno da imparare ancora e ognuno ad insegnare le proprie reciprocità.

Fisicità e irascibilità, sia pure bonaria, sono le caratteristiche precipue del personaggio -Renato che Aldo Imperio fa sue in modo totalizzante, senza trascurare sia l’ironia che la tenerezza. Accanto alla buona interpretazione del recitato, la sua regia è da ritenersi soddisfacente, per aver diviso il testo in tanti quadri, che hanno dato dinamicità e divisioni alle azioni. Lo stacco del buio è risultato opportuno, per andare incontro alla luce, come disvelazione di nuovi avvii.

Aurora- Anna Cofono ha interpretato con scioltezza il personaggio, la naturalezza, messa appunto nel ruolo di figlia, non è passata inosservata, anzi in alcuni momenti dell’incontro con il padre è riuscita anche a suscitare commozione.

Manuel-Gionata Russo ha caratterizzato perfettamente il ragazzo borgataro, ignorante con idee qualunquistiche da bar. Senza una guida familiare, frequenta la strada a ruota libera, ma riesce a comprendere, non senza fatica, che quello dell’investimento del vecchio, può essere l’occasione giusta. La sua interpretazione ha convinto molto, bravo anche nel recitare il dialetto del coatto romano.

“Farà Giorno” certamente sì, ce lo auguriamo per Manuel, il più bisognoso di luce dei tre, a cui Renato ha lasciato in eredità il libro di Leon Tolstoj “Guerra e pace” come guida a seguire, proprio lui che di questo romanzo, non era riuscito mai a finire la lettura

Maria Serritiello