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PREGHIAMO MARIA CON BARTOLO LONGO

PREGHIAMO MARIA CON BARTOLO LONGO

A Pompei la presentazione del libretto di Luciano Regolo edito da San Paolo

presentazione regolo 6 250Si è svolta mercoledì 26 giugno, nella sala “Mons. A. Rossi” del Santuario di Pompei, la presentazione del volumetto “Preghiamo Maria con il Beato Bartolo Longo”, opera di Luciano Regolo, condirettore di “Famiglia Cristiana” e di “Maria con te”. Il libretto fa parte di una nuova esclusiva collana editoriale pensata per aiutare tutti a vivere la devozione a Maria, prendendo esempio dalla spiritualità di grandi Santi e Beati: da Francesco d’Assisi a Giovanni Paolo II, da Madre Teresa fino a Gianna Beretta Molla e Carlo Acutis. Il volume sul Fondatore di Pompei, assieme a un elegante cartoncino con l’immagine del Beato Bartolo Longo uscirà con i numeri di “Maria con te” e “Credere” di giovedì 4 luglio.

Questo testo è, secondo l’Arcivescovo-Prelato di Pompei, Mons. Tommaso Caputo, una preziosa opera divulgativa. Nel suo saluto, il Presule si è chiesto cosa si potesse «dire di Longo che non sia stato già scritto? Egli stesso scrisse tanto: della sua storia personale, delle vicende del Santuario sin dai primordi, di colei che lo accompagnò lungo il cammino e cioè la sua consorte, la Contessa Marianna Farnararo, della quale, il 9 febbraio scorso, abbiamo celebrato i 100 anni dalla morte. I Santi, però, sono imbevuti di Vangelo. La Parola di Dio, acqua che toglie la sete e salva, è immutabile, ma prende forme diverse. Parla, e continua a parlare, all’uomo di ogni tempo. I Santi, che si lasciano permeare e plasmare dal Vangelo, ne assumono questa caratteristica. Le loro vite, le loro parole, risultano pertanto sempre attuali e parlano a ciascuno in maniera sempre nuova. È per questo che ogni punto di vista è prezioso e ci consente di cogliere sfumature diverse del protagonista del racconto. Pertanto Regolo legge la vita di Bartolo Longo filtrandola alla luce della propria sensibilità e la descrive con la chiarezza netta ed essenziale del giornalista, ancora di più del cronista».

Nel suo intervento, il Rettore del Santuario, monsignor Pasquale Mocerino, ha sottolineato la coincidenza con l’Anno della Preghiera, voluto da Papa Francesco, in preparazione al Giubileo del 2025, che a Pompei viene vissuto con numerose iniziative. Ha, poi, tracciato un dettagliato profilo del Beato Longo, mettendo in luce il suo “essere-per-la-Madonna”, sempre, però, in chiave cristologica. Quella che Egli proponeva ai devoti era una via di speranza e di trascendenza. Per Longo, la preghiera (e, come tutti sanno, ne ha composte tantissime, tra cui la famosa Supplica, tradotta in centinaia di lingue e diffusa in tutto il mondo) era un vero e proprio progetto pastorale per ridestare la fede e aiutare la conversione di chi, come lui, se ne era allontanato. Attraverso la preghiera, Longo ha costruito una nuova città, non solo bonificando i luoghi, ma anche i cuori. Come diceva il Venerabile Mons. Francesco Saverio Toppi, Arcivescovo di Pompei dal 1990 al 2001, «Bartolo Longo era un uomo di preghiera, di preghiera che si fa vita e missione trainante, nel popolo, e in tutti i ceti sociali, soprattutto con il Santo Rosario, pregato, meditato, vissuto».

«L’esperienza mariana, infatti, –, ha ricordato monsignor Mocerino – pervade tutta la vita dell’Avvocato: dalla fanciullezza al ritorno alla fede; dall’inizio del suo impegno pompeiano alla progressiva maturazione della sua vocazione e della sua missione; dalla lettura teologico-spirituale della storia (e della sua in particolare) agli anni difficili delle prove; dalla sua costante preghiera e gioiosa contemplazione al momento ultimo del suo pellegrinaggio terreno».

La Superiora generale delle Suore domenicane “Figlie del Santo Rosario di Pompei” (fondate da Longo, assieme alla moglie, la Contessa Marianna Farnararo), Madre Ermelinda Cuomo, ha ricordato che, come è scritto nelle Costituzioni della Congregazione, le religiose «hanno il Rosario per insegna, per difesa, per titolo e sono singolarmente consacrate alla Vergine del Rosario, sì che altro nome Loro non compete, se non quello di Figlie del Rosario». Ed è scritto, altresì, che «sono dette Figlie e non sorelle della Madonna del Rosario perché sono state chiamate con particolare vocazione ad amare e servire e glorificare così buona Madre nella stessa Sua casa, nel luogo medesimo dei Suoi prodigi, come altrettante Figlie che convivono con la propria Madre».

La religiosa ha, poi, posto l’accento sulla «alleanza con la Contessa De Fusco, che non finirà mai di lasciarci stupefatti e commossi, oggi più che mai rappresenta un fervido esempio ed un invito alla responsabilità condivisa nell’affrontare il proprio quotidiano, in ogni declinazione; Si può dire che Bartolo Longo ci insegna quali grandi limiti comporterebbe agire senza parità tra i generi. Ciò che rende “Speciale e Santo” il legame tra Bartolo Longo e la Contessa De Fusco non è semplicemente l’esempio di ciò che oggi si definirebbe “pari opportunità” ma, piuttosto, è la qualità dell’intesa tra i due su un comune senso della Vita e della Spiritualità ed anche sui reali bisogni di quella varia Umanità che decisero di aiutare».

In conclusione, l’autore, Luciano Regolo, ci ha ricordato che Bartolo Longo è un nostro amico perché ci appare in tutte le sue fragilità e, allo stesso tempo, ci mostra la sua fortezza d’animo, dopo la chiamata della Vergine in Via Arpaia: «Se cerchi salvezza, propaga il Rosario», che divenne per lui programma di vita. Ispirandoci a Longo, tutti noi possiamo rinascere a nuova vita, attraverso la fede e l’affidamento alla Mamma Celeste, che, come diceva lo stesso Longo, non vuole amore per sé stessa, ma per il Figlio. Vuole, dunque, carità, vuole che si faccia, come disse a Cana, ciò che Egli vi dirà, realizzando il comandamento di Gesù: «Amatevi come io ho amato voi». Ciò che Longo ha fatto in tutta la sua lunga e laboriosa vita, e che a Pompei si continua a fare ancora oggi, ogni giorno, accogliendo gli ultimi e gli emarginati.