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  • Categoria: Mostre
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Oltre Caravaggio. Un nuovo racconto della pittura a Napoli. Da non perdere

oltre caravaggioNapoli, Museo di Capodimonte (secondo piano). “Oltre Caravaggio” è il titolo di una mostra che è una chiara dichiarazione d’intenti. È la promessa, mantenuta, di un racconto rinnovato della pittura a Napoli nei secoli XVII e XVIII. Si configura come la condivisione di studio, ricerca e riflessioni esposte in una narrazione convincente, che pratica l’idea del museo vivo, che va oltre l’idea di deposito o di “mostra da abbuffata”, si mette in discussione, valorizza le proprie collezioni e supera immobilismo e fossilizzazioni.
I curatori Stefano Causa, docente di Storia dell’arte moderna e contemporanea presso l’Università degli studi di Napoli “Suor Orsola Benincasa” e Patrizia Piscitello, responsabile Ufficio mostre e prestiti del Museo e Real Bosco di Capodimonte hanno lavorato al riallestimento di 200 opere (tutte appartenenti alle collezioni del museo) e in oltre 20 sale hanno proposto nuovi punti di vista su temi e artisti da tempo ‘ingabbiati’ in percorsi di lettura obbligati, fissi, proponendo un’antologia di racconti, che risponde a diversi criteri, storico-critici, stilistici, didattici e perciò in grado di concedersi a pubblico e livelli di lettura diversificati e che ha l’ulteriore pregio di mostrarsi bella senza far trasparire le ovvie difficoltà di scelta dei punti di vista secondo cui inquadrare i diversi momenti, temi, autori. Dagli accostamenti “traumatici e giudiziosi” di opere, artisti e soggetti, ai nomi delle sale, agli apparati informativi, l’innesco di cortocircuiti e la creazione di ponti ideali è costantemente dietro l’angolo. L’inizio del percorso di visita, e del racconto, fa da esatta controtesta al titolo. La Flagellazione del Caravaggio è temporaneamente spostata dalla posizione che occupava da circa un ventennio, la sala terminale di un lungo corridoio rettilineo che era ormai il punto di arrivo di un pellegrinaggio a passo svelto verso il capolavoro, che emergeva dal buio offrendosi per una sacrale, quasi feticistica, contemplazione. La Flagellazione non è ora punto di arrivo ma invito rinnovare lo sguardo e ad andare oltre.
La sala ocra rossa che accoglie l’opera non costringe il visitatore ad un solo punto di vista ma anzi lo spinge a muoversi e avvicinarsi per partecipare a quella scena tanto viva e dolorosa, la sacrale distanza è annullata e l’invito, da ora in poi, è di immergersi tra superfici, colori, suoni, sapori e umori che caratterizzavano la megalopoli che fu Napoli in quei secoli. Fin da subito il visitatore habitue di Capodimonte è avvertito: è in un luogo conosciuto eppure da riscoprire, si troverà a riguardare opere che credeva di conoscere e ne noterà aspetti diversi (nuovi) chiedendosi al contempo come sia possibile che finora gli fossero sfuggiti, sostando magari davanti a tele che prima non rientravano nelle “tappe fisse” d’elezione. Interessante come contribuisca a questa sensazione anche il rinnovato colore delle stanze.
Più che un racconto, un’antologia di racconti, ognuno con un titolo, espresso in ciascuna sala, estremamente chiaro, un lume ideale che accompagna nel percorso che si districa tra i vicoli di una Napoli cosmopolita, crocevia di culture, una Napoli dai mille volti. Conducendo lentamente lo sguardo tra le opere si odono con gli occhi i rumori di una città che è un grande porto, luogo di arrivi e partenze, scambi e incontri. È la Napoli di Ribera, quella del primato dello stile, del Barocco, dei trionfi de Bacco, della vita e della morte, delle corti. Il fil rouge è il ruolo di preesistenze, arrivi e contaminazioni, l’evoluzione di una lingua che si fonda sulla fusione e declinazione dei dialetti, l’opera di “lombardi come Caravaggio (1571-1610), emiliani come Giovanni Lanfranco (1582-1647), Domenichino (1581-1641) e Guido Reni (1575-1642), lo spagnolo (ma napoletano d’adozione) Jusepe de Riberaribera (1591-1652), i francesi Simon Vouet (1590-1649) e Pierre-Jacques Volaire (1729-1799), il bergamasco Cosimo Fanzago (1591-1678), i romani Artemisia Gentileschi (1593-1653) e Gregorio Guglielmi (1714-1773), il belga François Duquesnoy (1597-1643)” come luogo d’incontro e di crescita.Superato l’inquadramento strettamente caravaggesco di longhiana memoria i curatori accompagnano il visitatore nella calzante suggestione del primato napoletano di Ribera e di Fanzago, che a differenza del collega lombardo, operano sul territorio a lungo, dando avvio a botteghe che diffonderanno i modelli dei maestri. Si procede per accostamenti e confronti.

Lungo il percorso ci s’imbatte ad esempio in una molteplice declinazione di San Girolamo, a partire dal Pordenone passando per Agostino Carracci, Ribera e poi Traversi, i suggerimenti di lettura non mancano ovviamente, ma come sempre, è al visitatore che spetta l’ultima parola, a lui spetta far scoccare la scintilla dell’avvio di un racconto che può diventare un inno alla vita, alla morte, alla senescenza, al colore, all’ombra, alla materia, alle passioni, alla purezza. mrosariogiordanoAccostamenti e confronti si diceva, anche con sculture, proposte di temi e soggetti che mettono in evidenza un mercato locale vivo, pronto a reagire a ciò che accade altrove, a ciò che sperimentano i maestri forestieri. Cambiano soggetti e formati, la pittura si contamina ed evolve, le figure lentamente perdono di rigore, la pittura si apre con un afflato smaltato per poi veder coesistere opere caratterizzate da un forte vigore espressivo lungo la scia riberesca e opere dalle stesure morbide che guardano a Bologna senza mai distogliere lo sguardo da ciò che avviene a Roma.

I dipinti di piccolo formato dialogano con arredi e sculture suggerendo l’idea di un allestimento aristocratico del tempo.

Estremamente suggestiva la scelta di circondare la Madonna del Rosario di Luca Giordano con quattro nature morte, efficace esempio di quanto si diceva in apertura circa i diversi livelli di lettura. L’apparato critico, i titoli, conducono lo sguardo, ma l’accostamento dei soggetti supporta una lettura istintiva che risuona dei profumi e delle musiche delle feste popolari, e religiose, come inno alla terra e alla natura prospera, dono di Dio. La narrazione prosegue naturamortareccoraccontando di corti e paesaggi settecenteschi, pittori che si fanno protagonisti, e di moderni caravaggeschi.
Bello il catalogo, non esclusivamente riservato agli addetti ai lavori, opera che mostra le ragioni dell’esposizione, i criteri e le fasi dell’allestimento (con una non scontata riproduzione dell’allestimento delle sale), un ricco apparato fotografico.

 

  

 

Alessandra Manca

Info utili:
“Oltre Caravaggio. Un nuovo racconto della pittura a Napoli”
A cura d Stefano Causa e Patrizia Piscitello
31 marzo 2022 – 7 gennaio 2023
Museo e Real Bosco di Capodimonte, Napoli

Catalogo:
Oltre Caravaggio
Un nuovo racconto della pittura a Napoli
da un’idea di Sylvain Bellenger
a cura di Stefano Causa e Patrizia Piscitello
in libreria: aprile 2022
formato: 24x30 cm
allestimento: brossura con alette
pagine: 160
illustrazioni: circa 130 a colori
lingua: italiano
ISBN: 978-88-569-0859-6
prezzo: 28,00 euro