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Salerno

  • Scritto da Maria Serritiello
  • Categoria: Lapilli Salerno
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Il XVII Festival Nazionale Teatro XS Città di Salerno 2026 Teatro Genovesi, ha avuto inizio domenica 25 gennaio 2026.

la regolaIl 17esimo Festival Nazionale Teatro XS Città di Salerno 2026 Teatro Genovesi, ovvero XVI+1 per scaramanzia, è iniziato col botto, presentando, ai fedeli abbonati: La Regola dei terzi di Marco De Simone, il talentuoso e giovane autore, che anche in questa pièce non si è smentito.

Drammaturgo e chitarrista Salernitano, classe1992, ha dalla sua parte intelletto, bellezza, presenza scenica e recitazione perfetta. Le sue opere cominciano ad essere di numero consistente e premiate per le tematiche affrontate. “Noi Pupazzi”, per esempio, è un’opera incentrata sul razzismo ed è stata premiata “In Scena” a New York. Oltre alla chitarra, Marco suona vari strumenti e compone musica per i suoi spettacoli, un 34enne immerso nel mondo della creatività come meglio non si può.

“La Regola dei Terzi” è una creazione di una bellezza assoluta, per come si narra, per come viene accolta, per come penetra l’animo.

L’occasione di scrittura è tratta da un episodio conosciuto della vita di Robert Capa, un mito della fotografia di guerra, il solo fotoreporter che riesce a sbarcare in Normandia con le truppe alleate, il giorno del D-Day. Rifugiatosi nella fattoria di un vecchio contadino siciliano, dopo uno sfortunato lancio col paracadute al seguito dell'esercito americano, ne risulta un incontro intenso, rivelatore ed umano. In realtà il vero nome del giovane, raccolto sull’albero, dove il paracadute l’aveva depositato pieno di lividi ed escoriazioni sanguinanti, è André Friedmann (Budapest 1913 - Thai Binh, Vietnam, 1954), ungherese di nascita, di famiglia ebrea e naturalizzato statunitense. I suoi reportage ci consegnano la documentazione di cinque diversi conflitti bellici: la guerra civile spagnola (1936-1939), la seconda guerra sino-giapponese (che seguì nel 1938), la seconda guerra mondiale (1941-1945), la guerra arabo-israeliana (1948) e la prima guerra d'Indocina (1954).

La storia, che si dipana nell’ora e più di spettacolo, ha punte estreme di lirismo, di parole dette per creare attese, per penetrare il disfacimento della maledetta guerra. Due generazioni a confronto, ognuna con il suo carico doloroso, ognuna con sospensioni dovute al trascorrere della vita. Provano a capirsi e non senza difficoltà, per la poca conoscenza della lingua. Il vecchio contadino, sveglio, attivo, ha di suo la terza rurale, ma se la cava bene, rifacendosi ai gesti ripetuti della tradizione e gli riesce difficile capire il giovane soldato che racconta con i suoi scatti il dolore, la sofferenza, anche se è verità. Ad ogni punto di dialogo si aprono l’uno all’altro, si raccontano, fino a svelarsi spezzoni significativi della vita. E così Robert gli parla di Gerda Taro, l’amore della sua vita, la reporter appassionata del suo lavoro, morta durante la guerra civile spagnola. Il contadino, invece, ricorda i suoi due figli: Salvatore e Lillino, di cui uno morto al fronte, l’altro disperso in Russia, senza notizie.

Il racconto procede a scatti fotografici, se ne sente anche il clic, Leica o Contax, di quelle usate dal reporter e conservate gelosamente nello zaino. La guerra è sempre presente nella masseria, bombe e cannoneggiamenti si annunciano, mischiandosi al più tranquillo raglio dell’asino ed allo starnazzare delle galline e delle oche, ma il contadino forte della sua autonomia, anzi orgoglioso di come affronta la guerra da solo, prepara da mangiare, come dire al soldato che chi si affida alla terra, coltivandola, ha sempre di che sfamarsi.

Anche la musica c’è in quel posto desolato, viene amplificata da un giradischi a manovella che Robert scova in un angolo. Le note di Chopin, Tristesse, cantata da Tino Rossi, invogliano il giovane soldato a danzare trascinando il contadino prima riottoso, ma una volta avviato, si spreca ad insegnare perfino a giocare a carte napoletane il soldato.

La guerra con il suo triste carico si fa sentire nel cuore ferito del contadino, teme di aver perso anche il secondo figlio, di cui non ha notizie certe, se non lettere accumulate di cui una non aperta, l’ultima, per conservare la speranza che ne arrivi un’altra. La paura l’attanaglia e ha un attacco di panico, con febbre e tremore. Ora tocca a Robert assisterlo e carezzare le sue membra scosse da brividi e raccogliere i suoi lamenti di sofferenza e paura.

Ed eccoli a nudo i due uomini, sperduti in una ristretta capanna, l’uno il vero protagonista della storia, testimone della linea del fronte, a rischio della vita per consegnare al mondo l’atrocità della guerra; l’altro una persona qualunque, come tanti che tirano a campare senza che nessuno si ricordi di loro, come dire, “Un Terzo” che suo malgrado viene oppresso solamente ed ineluttabilmente dagli eventi.

Alla fine incoraggiato da Capa, a proposito Capa è non solo il nome d’arte, ma anche quello con cui veniva chiamato in famiglia, dall’ungherese, squalo, il vecchio ed emozionato contadino, apre l’ultima busta e apprende che suo figlio è vivo e sta tornando a casa. Sarà di nuovo la vita, la terra, la famiglia, l’amore.

Un clic, partito dalla Leica, maneggiata con affezione da Capa riprende l’isolano in mezzo alla scena, felicemente in posa, per lo scatto finale che si è meritato e così a chiudere l’opera saranno le sue parole ironiche “Fra i due litiganti il terzo muore”. Nel punto aureo dell’inquadratura è la sua resilienza a fare la storia così come a Robert ad essere consacrato fotografo di pace.

Mi piace citare John Steinbeck

Capa sapeva che cosa cercare e cosa farne dopo averlo trovato. Sapeva, ad esempio, che non si può ritrarre la guerra, perché è soprattutto un'emozione. Ma lui è riuscito a fotografare quell'emozione conoscendola da vicino.»

Un lavoro eccellente per come è stato pensato, scritto e recitato. Marco De Simone, ormai, non più una promessa artistica, ma una splendida realtà tutta nostrana, che esce dai confini dell’Italia e si afferma ovunque per il suo ineccepibile talento, l’augurio che le sue composizioni abbiano sempre successo.

Vincenzo Tota il cooprotagonista, di questa splendida opera, ha reso magistrale l’interpretazione. A suo agio nelle vesti di un rurale ha dato il meglio di sé, sia come impegno fisico che in quello della caratterizzazione del personaggio. La scena è sua e non potrei vedere nessuno al suo posto.

Marcello Andria ha diretto in maniera perfetta il lavoro, che si distingue per puntuale precisione nei suoni, nelle luci e nell’ l’ottima scelta della musica, divenuta contrappunto naturale al fragore della guerra: Tristesse, su musica di Chopin, cantata da Tino Rossi, Pensée d’automne, su musica di Massenet, cantata da Tino Rossi e il tema originale composto da Marco De Simone.

Francesca Laghezza: scenografia ricercata e meticolosa. Una chicca diligente: il grammofono a manovella e tutti gli arnesi per lavorare la terra, in particolare quello per il grano.

Angela Guerra: costumi completi ed in linea con il lavoro, una conferma ogni volta.

Maria Serritiello

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AREE INTERNE: IL MUSEO DEL SUOLO DI PERTOSA TRA I PRIMI FIRMATARI DEL PATTO “ABITARE IL FUTURO”

AREE INTERNE: IL MUSEO DEL SUOLO DI PERTOSA TRA I PRIMI FIRMATARI DEL PATTO “ABITARE IL FUTURO”

 

MDS 26 01 26 news abitare il futuro 01 news 250Pertosa (SA) – C’è anche il Museo del Suolo di Pertosa tra i primi firmatari del Patto “Abitare il futuro – oltre la retorica delle aree interne”, il documento politico-culturale e operativo presentato a San Mauro Cilento (Salerno) in occasione del cinquantesimo anniversario della Cooperativa Nuovo Cilento.

Il Patto è stato elaborato dal 21 al 23 gennaio 2026 nel corso di un ampio confronto che ha coinvolto agricoltori, ricercatori, cooperatori, amministratori pubblici, organizzazioni della società civile e osservatori internazionali, con l’obiettivo di ridefinire il ruolo delle aree rurali, collinari e montane come infrastrutture vitali per le transizioni ecologica, sociale ed economica. Al centro del documento vi è il riconoscimento del suolo come bene comune, infrastruttura ecologica primaria e fondamento del benessere umano. In questo quadro si inserisce l’adesione del Museo del Suolo di Pertosa, che ha riconosciuto nel Patto una visione pienamente coerente con la propria missione scientifica e culturale.

Il Museo del Suolo di Pertosa fa parte del sistema dei Musei Integrati dell’Ambiente della Fondazione MIdA, insieme alle Grotte di Pertosa-Auletta e al Museo Speleo-Museo del Suolo 1 250Archeologico di Pertosa. Un modello museale unitario che interpreta l’ambiente come sistema complesso di relazioni tra suolo, acqua, paesaggio, biodiversità e storia umana, superando una visione frammentata del patrimonio naturale e culturale. All’interno di questo sistema, il Museo del Suolo svolge un ruolo strategico nel restituire centralità al suolo come risorsa finita, archivio di memoria naturale e culturale ed elemento chiave per affrontare la crisi climatica e le sfide della gestione sostenibile dei territori. In dialogo con l’esperienza delle Grotte di Pertosa-Auletta, unico complesso speleologico in Europa attraversato da un fiume navigabile, e con il Museo Speleo-Archeologico, che documenta la lunga relazione tra comunità umane e ambiente ipogeo, il Museo del Suolo contribuisce alla costruzione di una narrazione integrata del territorio.

Il Patto “Abitare il futuro” nasce da un lavoro corale che ha coinvolto oltre trenta esperti e circa mille partecipanti tra workshop, seminari e tavoli di confronto, portando alla definizione di sei assi operativi di intervento, dalla cura del suolo alla cooperazione, dalle filiere ai servizi, fino ai modelli di governance territoriale. Il percorso è accompagnato da una tabella di marcia di 24 mesi, in vista della programmazione europea 2028–2034.

Particolare attenzione è dedicata ai temi della formazione, della costruzione di conoscenza e dello sviluppo di competenze territoriali, indicati come leve strategiche imprescindibili per la transizione delle aree interne, anche attraverso il contributo proposto da Vincenzo Michele Sellitto, direttore del Museo del Suolo di Pertosa. Un approccio che rifiuta soluzioni calate dall’alto e valorizza processi di apprendimento continuo, radicati nei luoghi e nelle comunità.

La sottoscrizione del Patto è avvenuta alla presenza dell’Assessora all’Agricoltura della Regione Campania, Maria Carmela Serluca, e segna l’avvio di una nuova fase di lavoro condiviso. Il documento resta aperto all’adesione di persone, enti e organizzazioni che ne condividano principi, metodo e orizzonte. Un percorso che, come sottolineato dal Museo del Suolo di Pertosa e dai promotori del Patto, parte dal suolo per ripensare in modo sistemico e condiviso il futuro delle aree interne.

Per ulteriori informazioni: Ufficio Stampa The Newsmaker

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La Fondazione MIdA (Musei Integrati dell’Ambiente) è un sistema museale distribuito tra i comuni di Pertosa e Auletta, in provincia di Salerno, nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, inserito nella lista dei Geoparchi UNESCO dal 2010. Il sistema museale integra tra di essi tre siti dall’elevato interesse storico, culturale e ambientale: le Grotte di Pertosa-Auletta, il Museo Speleo-Archeologico e il Museo del Suolo.

Grotte di Pertosa-Auletta                                                                                                                                                                                                                                            

Sono le uniche in Italia dove è possibile navigare un fiume sotterraneo, il Negro, e le sole in Europa a conservare i resti di un villaggio palafitticolo del II millennio a.C. La visita guidata del percorso turistico inizia con il maestoso ingresso naturale, si prosegue in barca per arrivare alla cascata sotterranea e poi a piedi verso la Sala del Trono, la maestosa Grande Sala (alta ben 24 metri!) e il famoso bacio nella roccia, l’unione tra stalattite e stalagmite dopo 20.000 anni.

Museo Speleo-Archeologico - SPARCH

Il museo ricostruisce il passato delle Grotte di Pertosa-Auletta, quando la cavità era abitata dall’uomo e ospitava un villaggio su palafitta. L’esposizione racconta la vita quotidiana della società dell’età del Bronzo, con plastici a grandezza naturale, ricostruzioni 3D in realtà virtuale, tavole interattive e reperti archeologici ritrovati in grotta. Si trova nel centro storico di Pertosa, a 5 minuti d’auto dalle Grotte.

Museo del Suolo

Un viaggio attraverso gli strati della Terra, alla scoperta di una risorsa sconosciuta, preziosa ed estremamente fragile. Attraverso installazioni interattive (multimediali e non) e laboratori con strumentazioni scientifiche, il Museo sviluppa un percorso sulla tutela dell’ambiente adatto sia ai ragazzi che ad un pubblico adulto. Un’avventura straordinaria da vivere con i 5 sensi che permette di prendere piena consapevolezza dell’importanza del suolo sul quale viviamo.

Fondazione MIdA - Musei Integrati dell’Ambiente sito web Homepage - Fondazione MIdA

 

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