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Al Teatro Genovesi l’Associazione FIAmus ha portato in scena “Forse una farsa” di Tato Russo.

giovanni caputoUna scalcagnata compagnia teatrale, di tre buontemponi, si misurano con un’improbabile e verosimile riduzione di una pièce teatrale di un autore contemporaneo e famoso, Tato Russo, rimettendoci reputazione e vile pecunia ed andando incontro ad un’imprevedibile, quanto scontata figura di poco conto. “Forse una farsa” è il titolo del pezzo del sopracitato autore ridotto da Manuel Mascolo che si è occupato anche dalla regia e del recitato con Giovanni Caputo e Raffaele Milite, aiutati nel momento del bisogno da Daniele Nocerino, altrimenti tecnico del suono e delle luci, benevolmente ingaggiato, nella finzione scenica, da Giovanni Caputo, perché suo zio.

La farsa è stata presentata al Teatro Genovesi di Salerno con gli attori ospitati dalla Compagnia dell’Eclissi. E’ la seconda replica, un successo per loro, ma la serata non sembra nascere sotto una buona stella. Con la complicità scenica di Vincenzo Tota, Presidente della Compagnia dell’Eclissi, la farsa viene presentata sciattamente da lui, perché non crede nella bontà del prodotto, infatti gli attori a sipario chiuso si azzuffano di brutto e non lasciano intendere che la rappresentazione abbia inizio. Nessuno sa, né se ne accorge, ma la farsa ha già avuto avvio con la compartecipazione di Vincenzo Tota che si è lasciato andare ad epiteti poco rassicuranti per il pubblico, nei confronti della compagnia impegnata, lasciando intendere che se ne sarebbero viste delle belle e che non avrebbe garantito o scommesso né sulla durata, né sulla conclusione reale del pezzo. Intanto dietro il sipario gli attori vociano, si menano si lanciano parole irripetibili, ma alla fine il tendone si apre e la farsa, tra alti e bassi, tra una ritirata ed un rientro di uno degli attori, inizia. La scena è semplice, sul lato destra di chi guarda, insiste una semplice facciata di una casa di campagna e dinanzi ad essa è sistemata una scrivania, dove un poeta con abiti duecenteschi compone versi. La casa è del poeta, ma interessa anche ad un benestante Signore, che ha promesso alla sua fidanzata di farla vivere in campagna, come lei desidera e quella casa risponde alla perfezione alle sue esigenze. Il signore si accompagna ad una figura quasi familiare che risolve per lui ogni problema. Il poeta non molla alle insistenti richieste di vendere la sua casa ma neanche il signore ed il suo amico che s’impegnano a rendergli la vita impossibile, tramutatosi in tanti personaggi, per impedirgli di poetare. In effetti la trama della farsa è tutta qua, ma ciò che la rende divertente e gustosa per una sana ora di risate, è la bravura degli attori che ad ogni poco si ritrovano a bisticciare sui personaggi che interpretano. Costantemente sull’ orlo di una crisi di nervi che partita da essi si allarga e coinvolge tutti e particolarmente il padrone di casa, che suo malgrado deve fare anche gli onori di casa, si capisce che il sipario potrebbe chiudersi prematuramente. Ed invece si arriva fino alla fine, ad opera della capacità e l’esperienza degli attori che all’interno della farsa sostengono due parti e cioè quella della storia vera e proprio e i finti bisticci che sono stati sostenuti come veri. Le caratterizzazioni dei personaggi sono state perfette, Manuel Mascolo, Giovanni Caputo e Raffele Milite, ognuno per il percorso artistico intrapreso. Giovanni Caputo ha un curriculum di tutto rispetto, attore da sempre, poeta, affronta ogni personaggio con la giusta caratura e fa delle caratterizzazioni ricordevoli, tante con il glorioso Teatro San Genesio di Sandro Nisivoccia e Regina Senatore, altre con la Compagnia Teatro Novanta al Teatro delle Arti . Manuel Mascolo ha padronanza del palcoscenico ed è versatile nel sostenere sia personaggi seri che comici, ha fatto parte, infatti, del duo comico, con Davide Zottoli, i “Malgrado tutto”. Raffele Milite ha approdato da poco nell’Associazione FIAmus non ha sfigurato, anzi ha ben interpretato sia il personaggio del poeta, sia il rabbioso interprete che abbandona la compagnia, ma che è costretto a far presto ritorno, perché bloccato da un’inqualificabile panda di colore verde. Si è riso leggeri e gioiosi, senza quasi accorgersene, contenti e se si aggiunge l’origine salernitana degli interpreti, diciamo che possiamo essere soddisfatti di aver passato un’ora spensierata in loro compagnia.

Maria Serritiello