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Salerno

  • Scritto da Maria Serritiello
  • Categoria: Lapilli Salerno
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Due serate al Ridotto di Salerno con Santino Caravella, per “Che Comico 2024/2025”. Rassegna curata da Gianluca Tortora.

Santino Caravella 2Due spettacoli in compagnia di Santino Caravella, “Ridiamoci su” il 22 ed il 23 Marzo, al Teatro Ridotto di Salerno, alla ripresa delle esibizioni, che hanno subito una battuta d’arresto, nel mese scorso, per giustificati motivi di alcuni dei comici partecipanti. Da adesso e fino a fine aprile, ogni fine settimana ci saranno in scena, cambiando teatro, com’è consuetudine: Sergio Rubini, Barbara Foria, Anna Mazzamauro e Peppe Iodice, al Delle Arti.

Ho conosciuto Santino Caravella al Teatro Ridotto, per la prima volta (N.D.R.) nell’anno 2012, lo stesso della sua partecipazione al Premio Charlot e della sua vittoria all’ambito premio. Averlo ritrovato dopo tutti questi anni è stata un felice rincontrarsi soddisfatti entrambi che nessuno dei due aveva dimenticato l’altro.

Ed eccolo in scena, poca la differenza dei 13 anni trascorsi, con il suo completo nero, nera anche la t-shirt che gli dà aria seriosa, un po' emozionato ma anche desideroso di entrare velocemente in sintonia con il pubblico e per quasi due ore prova a divertire, con semplicità e l’onestà del mestiere. La sua, e si capisce subito, è una comicità familiare, sia perché diverte usando la sua di famiglia con difetti e virtù, sia per l’aria confidenziale con la quale approccia il pubblico. Così entrano nel suo monologo le differenze abissali tra uomini e donne, dove il maschio è sempre indietro, nella comprensione di ogni cosa, alla donna e questa diversità naturale viene esaltata, non per piaggeria, ma perché è un dato di fatto accertato. Un esempio per tutti: Se va a fare la spesa l’uomo, diciamo pure Santino, si confonde, non ricorda ciò che deve comprare, chiama disperato la moglie, anche perché ha sbagliato negozio e ha bisogno di una dritta per tornare a casa. Non c’è niente da fare l’uomo è fatto così, evapora le azioni da compiere, ma non lo fa per cattiveria, è la sua natura. Quando ha deciso, veramente l’iniziativa è della fidanzata, di sposarsi è stato uno dei momenti più faticosi della sua vita. Scegliere il luogo della cerimonia, il menù, il vestito da sposa, l’abito dello sposo, i fiori, gli inviti, le bomboniere, il viaggio, non è stato uno scherzo se a seguito c’era la suocera, l’amica, la madre e la sposa, un turbinio di parole senza che lui, escluso da ogni discorso, potesse dire una benché minima parola. E una volta sposati, le cose non vanno meglio, il ménage familiare, con l’aggiunta dei figli è sempre più impegnativo e costoso e rimpiangere “mammà” diventa automatico.

Così la vita quotidiana di Santino è raccontata con un umorismo vivace e capacità di coinvolgere il pubblico, la sua comicità è caratterizzata da un mix d’ironia e sarcasmo. Il monologo semplice è spesso caratterizzato da battute dirette, situazioni quotidiane e riflessioni considerevoli che possono far ridere senza complicazioni e senza riferimenti culturali complicati. Il suo mantra del passato diceva “Sto messo male, ma proprio male, male” e lo ripeteva con paurosa insistenza, preoccupato del futuro; dopo 13 anni al Ridotto può sollevarsi da questa visione negativa, ha casa propria, una bella moglie, due figli intelligenti e sani, il pubblico che non l’ha dimenticato e l’apprezza e un ristorante che se ci si ritrova in quel di San Giovanni Rotondo, dopo una sentita e riverente preghiera per San Padre Pio, è possibile anche incontrarsi.

Maria Serritiello

  • Scritto da Maria Serritiello
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“Romanzo Breve” Sesto Spettacolo in concorso al XVI esimo Festival Nazionale Teatro XS Città di Salerno con Ophelia and the Corò nuts di Padova

romanzo breveCiò che non è dispiaciuto, in questa tornata di spettacoli, concentrati per la maggior parte nel mese di marzo, è che si è fatta la conoscenza di nuove compagnie, nuovi volti, nuove forme di spettacolo (musical e pantomima) per esempio. Le scelte, presentate all’attento pubblico, sono state molto apprezzate, dando colore e calore all’XS, una manifestazione la più nota in Italia per quel che riguarda il teatro amatoriale.

Romanzo Breve di R. Ranzato, C. Corò e C. Maffia è l’incontro tra Felice, scrittore taciturno e sistematico e Dalila una donna l’opposto contrario. Sfrattata dalla sua casa, perché troppo rumorosa, Dalila si catapulta, letteralmente, nell’appartamento del povero Felice, senza che lui riesca a difendersi dall’invasione della donna. Tra i due è poco più di una guerra nel dividersi gli spazi, nell’imporre il silenzio, nel disegnare a terra i confini del movimento, nel dare l’orario della sveglia mattutina. Tutte azioni impensabili per l’esuberanza mal contenuta di Dalila, ma Felice oppone una strenua resistenza, che col passar dei giorni, però, si fa sempre più debole, fino a diventare assurdamente piacevole la condivisione della vita a due. E così lui scrive, lei rassetta, lui aggiusta, lei lava, lui asciuga e lei esce per la spesa, una coppia affiatata, due persone che hanno voglia di stare insieme. Sparite le schermaglie iniziali, ora sono amorevoli, affettuosi e teneri, fissano le stelle, nelle notti schiarate, si guardano negli occhi e fanno l’amore. E’ la semplicità della vita quotidiana, quella che per essere felici trasforma l’usuale in straordinario.

Le relazioni amorose, però, nella routine giornaliera possono trasformarsi, assumendo un mesto andare avanti ed è quello che succede alla nostra coppia, fino a quando lei, non potendone più della scialba vita, se ne va. Felice cerca di riprendere in mano la sua vita, di ripristinare l’ordine sistematico di prima, quando le giornate giravano tutte intorno a se stesso, perfino il silenzio, tanto auspicato, gli sembra inutile e superfluo il bagno tutto per sé, unitamente alla cucina vuota, come del resto tutta la casa. Le giornate scorrono lente e la scrittura è ferma al giorno in cui Dalila se n’è andata. Il finale ci darà soddisfazione torneranno insieme, la crisi viene superata nel costatare che ogni bene col tempo si trasforma, diventando altro, perché altro si diventa nell’affettività e non è un male, se si ha cura di conservare ciò che si è costruito insieme.

La storia di per sé semplice è resa eccezionale dal modo di rappresentarla. In scena troviamo due giganti, la loro bravura è tanta che lascia ammirati. Si muovono in maniera concitata con una successione di gesti e di atteggiamenti caricaturali, dove la parola viene messa all’angolo per privilegiare i movimenti del corpo e dall’espressione del volto. La scena è scarna ed è fatta di squadre sottili, di scatole, di due sedie, tutto materiale di legno che prende forma man mano che la storia va avanti in 80 minuti circa. Sicché i vari pezzi congiunti, a volta sono porte divisorie, nel momento della prima conoscenza, poi sono unite, quando è l’amore a vincere. Una scena spoglia sì, ma affollata dai loro gesti, dai loro larghi movimenti, da espressività convinta. Felice più di Dalila, un vero acrobata, nel muoversi molleggiando sulle gambe e nel districarsi tra le cassette di legno sparse, inciampa scenicamente molte volte, senza mai cadere rovinosamente. Rimane impresso il rumore del suo tastare sulla macchina da scrivere, anch’essa un pezzo di legno, che è dato dal suo schioccare la lingua tra le labbra, un ticchettio perfetto, unico, ricordevole.

E poi c’è Dalila paffutella in volto, un concentrato di mossette graziose, di bronci, una raccolta di felicità e di dispiacere, di movimenti appropriati e di passi ballati su musica allegra come il Charleston. I suoi gesti sono espressività armonica, mai un fuori posto, mai un’eccedenza, tutto rientra nel voler rappresentare il quotidiano di una coppia, una delle tante, senza la straordinarietà e la rarità, ma solo in modo diverso e dunque, l’uno corollario dell’altro, bravi artisti entrambi.

Infine il loro teatro in movimento, per questo più difficile, affidato quasi esclusivamente alla mimica, senza che il fascino delle parole faccia il resto, ci ha riportato alle comiche in bianco e nero, a miti come Charlot, Stanlio e Ollio, con tutta la loro trascinante allegria.

“Romanzo Breve” ci regala una storia poetica e delicata nella pur semplice quotidianità, lasciando spazio all’imprevisto e alla capacità di rompere la monotonia. Nessuno vuole starsene da solo meno che mai Felice e Dalila

Maria Serritiello

“Romanzo Breve”

Commedia romantica in pantomima musicale

di Romina Ranzato, Cristian Corò e Cristina Maffia

Con: Cristian Corò e Cristina Maffia

Ophelia and the Corò nuts di Padova

Regia di: Romina Ranzato

 

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