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Lunedì 29 maggio, ore18:00, al Teatro Bellini, la Rogiosi Editore presenta I giardini di Aglaura, opera prima di Gennaro Matacena. Interverranno con l’autore la giornalista Ilaria Urbani e il professore di Storia dell’Architettura all’università Federico II Leonardo Di Mauro.
Il romanzo è una storia d’amore che ha per sfondo le contraddizioni di un luogo che, come l’amore, è fuori dal tempo: Napoli.
Nel racconto, la carica erotica si intreccia all’azione (attraverso una serie di intimidazioni criminali subite dal protagonista). Pur ambientata in una Napoli degli anni Novanta, la vicenda di Alberto e di Arta travalica le contingenze cronachistiche per proporsi come viaggio nella sua identità stratificata, arrivando al cuore giacente, di passione e di scontento, della città e degli uomini. Pregio del racconto è che il viaggio di Arta sveli al lettore (godibilmente, senza essere mai banale) la storia della città attraverso le opere d’arte e che tali excursus non scadano mai nel didascalico, ma riescano ad innestarsi efficacemente nella narrazione.
L’AUTORE
Gennaro Matacena, classe 1945, è un affermato architetto, con esperienze significative sia in Italia che all’estero. Tra i tanti progetti seguiti con il suo team, si è occupato anche del museo di Capodimonte (Napoli), di quello dei Fori Imperiali e dei Mercati di Traiano (Roma), del museo europeo di arte contemporanea (Palermo), e del recupero del borgo medioevale di Postignano (Perugia). Come saggista, ha spaziato dal restauro alla museografia, fino all’archeologia industriale e alla storiografia architettonica.
Presentazione de “Il tempo del calcio” di Claudia Mercurio - Incontro e pizza con l’autrice
Continua l’iniziativa “Pizziamoci un libro”, frutto della collaborazione tra la Rogiosi Editore e la Pizzeria Trianon. Dopo le presentazioni dei due libri “Senso di marcia” di Leandro Del Gaudio, Catello Maresca e Duccio Giordano e “Il Lungomare” di Pietro Treccagnoli, con fotografie di Sergio Siano, Stefania Fiscone ed Eliana De Marco, martedì 23 maggio, alle ore 19:30, la popolare conduttrice del programma “Il bello del calcio” di Canale 21, Claudia Mercurio, presenterà il suo libro “Il tempo del calcio”. Ancora dunque la possibilità di una “Pizza con gli autori”, evento che ha visto protagonista anche, il 17 maggio, lo scultore Mario Iaione, che sempre alla Pizzeria Trianon da Ciro di via Pietro Colletta ha presentato una mostra di sue sculture raffiguranti Pulcinella, la maschera simbolo di Napoli.
Oggi si parla molto di calcio. Pure troppo. A volte un gioco così semplice diventa complicato, se esposto ai tanti che vogliono metterci bocca. Ci vuole un po’ di chiarezza. E chi meglio di una giovane professionista, già competente per gli anni di lavoro nel settore ma ancora fresca, e divertita da questo curioso circo, può parlarne? Claudia Mercurio imbastisce un’operazione tanto intelligente da apparire provocatoria: ricostruisce la storia dello sport più diffuso al mondo incrociandola, capitolo dopo capitolo, con quella dei suoi più famosi interpreti: Maradona, Pelè, Zidane. Storia sportiva ed epica contemporanea. Mentre capiamo come si sia sviluppato l’harpastum di epoca romana e come sia arrivato ai colleges inglesi che nell’800 formalizzarono le regole del moderno soccer, conosciamo meglio gli idoli degli stadi di ora. Divertendoci. Perché il racconto è condito da aneddoti, battute, trovate ad effetto. Come le citazioni a piè di pagina, pensieri e parole di scrittori, artisti e intellettuali sul calcio. O l’introduzione, per la prima volta nella storia dell’editoria italiana, delle emoticons. Un codice comunicativo immediato, in grado di rapire l’occhio di un pubblico trasversale. Perché le cose cambiano e “il Tempo del calcio, ormai, è rosa…” (come scrive nella prefazione Massimo Giletti).
L’AUTRICE
Claudia Mercurio, classe 1985, è una giornalista pubblicista con laurea in Giurisprudenza. Ideatrice, autrice e conduttrice di programmi televisivi tra cui il talk show sportivo “Il Bello del Calcio”, è una ex Miss Campania che non sta mai ferma: comincia giovanissima e da subito cede al richiamo del palcoscenico, lavora in teatro, al cinema, in radio e in programmi nazionali Rai e Mediaset. L’unica cosa che non ama fare è impigrirsi, non ne avrebbe il tempo. Testimone puntuale della vita della sua città, da vera napoletana beve il caffè e tifa Napoli. Ha dedicato a questo primo libro molta passione ed un pizzico di emozione. Già progetta di scriverne altri.
Per l’occasione sarà possibile acquistare il libro e gustare una pizza accompagnata da una bibita al prezzo speciale di 10 euro
Continua con successo la collaborazione tra la storica pizzeria Trianon di via Pietro Colletta e la Rogiosi Editore. Dopo le presentazioni dei due libri “Senso di marcia” di Leandro Del Gaudio e Catello Maresca e “Il Lungomare” di Pietro Treccagnoli (con foto di Sergio Siano, Eliana De Marco e Stefania Fiscone), organizzate nell’ambito dell’iniziativa “Pizziamoci un libro”, mercoledì 17 maggio, dalle ore 19:00, sarà la volta dei Pulcinella dello scultore Mario Iaione.
L’artista, infatti, dopo aver presentato a febbraio, al Gran Caffè Gambrinus, il suo ultimo catalogo, edito da Rogiosi, si rimette in gioco proponendo la sua collezione di sculture raffiguranti la nota maschera divenuta ormai vera e propria incarnazione della città di Napoli, con la sua vitalità, la sua passione e, perché no, anche le sue contraddizioni. Dodici pezzi unici esposti in un luogo piacevolmente inedito, quale è la pizzeria Trianon, tutti di diverse dimensioni, il più grande dei quali (63x40x50) è costituito da ‘O quatt’ e’ maggio, ovvero la data in cui storicamente si svolgevano i traslochi in città e poi divenuta espressione proverbiale per indicare una situazione caotica.
Nel corso della presentazione interverranno, assieme all’artista, anche il maestro Lello Esposito, scultore e pittore che da circa trent’anni lavora sulla città di Napoli e sui suoi simboli, noto in Italia e all’estero, dove ha esposto in numerose mostre, e Loredana Troise, giornalista de l’Espresso Napoletano, responsabile storico-artistico del Museo Hermann Nitsch/Casa Morra e docente di Storia dell’Arte Contemporanea all’Accademia di Belle Arti.
Ad accompagnare le sculture ci sarà anche una piccola collezione di miniature, ognuna allegoricamente caricata degli oggetti-simbolo di Napoli (mandolini, spaghetti, pizza, corni, putipù), a sottolineare il “peso” della ricchissima e antica tradizione partenopea.
In occasione della mostra sarà possibile acquistare queste statuette al prezzo simbolico di 15€, quota che include anche pizza e bibita, per concludere al meglio la serata.
Sempre nel progetto di collaborazione tra la pizzeria Trianon e la Rogiosi Editore “Pizziamoci un Libro”, è previsto ancora un altro appuntamento molto importante: il 23 maggio 2017, a partire dalle 19:30, Claudia Mercurio, conduttrice e autrice della trasmissione televisiva “Il bello del calcio” su Canale 21, presenterà il suo libro “Il tempo del calcio”, edito da Rogiosi.
LO SCULTORE
Mario Iaione è nato a Napoli nel 1977. Fin da piccolo appassionato alla scultura e all’artigianato, ha frequentato la bottega del maestro Lello Esposito, dimostrando da subito la sua straordinaria capacità di modellare la creta; fortemente legato alla storia partenopea, per diversi anni l’artista ha orientato la propria creatività con l’intento di rendere omaggio alla tradizione, cominciando proprio dall’indagine, e conseguente rivisitazione, della maschera di Pulcinella.
“Don Alfonso 1890 - Salvatore Di Giacomo e Sant’agata sui Due Golfi”. Anche in questo nuovo romanzo di Raffaele Lauro emerge una galleria di figure femminili, tutte positive, che impreziosiscono il tessuto narrativo dell’opera e sembrano confermare il profetico auspicio dello scrittore sul ruolo determinante della donna nel futuro del mondo
di Carlo Alfaro
Chi vorrà porre mano, in futuro, all’analisi critica dell’opera narrativa di Raffaele Lauro, pervenuta felicemente, e con costante successo, alla sedicesima prova, con questo nuovo romanzo, dal titolo “Don Alfonso 1890 - Salvatore Di Giacomo e Sant’Agata sui Due Golfi”, in uscita a fine giugno prossimo, non potrà esimersi dal dedicare un intero capitolo alle figure femminili, descritte sempre, con grande ossequio e con rispetto, oserei dire, con devozione. D’altro canto, Lauro non ha fatto mai mistero, anche nei suoi interventi pubblici, da anni, attraverso apparenti battute, in realtà giudizi sostanziali, che saranno le donne “a salvare il mondo” e a porre rimedio agli errori storici commessi dagli uomini per cecità, per libidine di potere, per ingordigia di ricchezze e per delirio di onnipotenza. Dalle sue pagine emergono sempre donne forti, coraggiose, qualunque ruolo sociale occupino, determinate e insieme sensibili, siano esse casalinghe o imprenditrici, oppure mogli, madri, compagne di vita, amiche o amanti. Riecheggia in Lauro l’ammirazione profonda per le sue nonne: la materna, donna Peppinella De Simone, vedova Aiello, capo dell’azienda agricola familiare, e la paterna, donna Maddalena Russo, la quale giovanissima rimase vedova del marito, perito nella prima guerra mondiale, e lei, con tre orfani a carico, si rimboccò le maniche e si dedicò al lavoro di sarta per tirare avanti, con coraggio, indipendenza e dignità. Si avverte l’ammirazione totale per la madre Angela, alla quale ha dedicato, post mortem, i due volumi di “Quel film mai girato”, un’opera narrativa che affascinò molto Lucio Dalla e che il critico cinematografico, Gianluigi Rondi, definì, in una presentazione pubblica, a Roma, “un libro che ogni figlio avrebbe desiderato scrivere sulla propria madre”. Si sente in lui, da cristiano, una sincera devozione verso Maria, Madre di Misericordia e Madre di Dio, ponte di pace tra Cristianesimo e Islam, come ha testimoniato, di recente, in una conferenza pubblica. Anche in questo romanzo, quindi, emerge una galleria di figure femminili, tutte positive, che impreziosiscono il tessuto narrativo dell’opera e sembrano confermare il profetico auspicio dello scrittore sul ruolo determinante della donna nel futuro del mondo. Gli ho chiesto di confrontarmi con lui, come in passato, su questo aspetto non secondario del suo mondo poetico. Come sempre, il professore non si sottrae e risponde alle mie provocazioni, senza rete di protezione.
Perché, nella sua opera narrativa, lei attribuisce alla figura femminile un ruolo così importante, assoluto, imprescindibile, insostituibile?
Perché la figura femminile lo è oggettivamente, nella realtà storica e nella vita di ciascuno di noi. Non costituisce, quindi, una mia invenzione o un mero convincimento. Possiamo anche non avere una moglie o non essere padri di una figlia, ma non possiamo non essere figli di una madre.
Eppure la scienza...
Sono il più aperto al riconoscimento dei diritti costituzionali di tutti i cittadini e l’ho dimostrato, da parlamentare della Repubblica, con le mie proposte di legge, senza discriminazioni tra cittadini di serie A e di serie B, ma privare, per legge, un bambino della figura materna, sia essa madre naturale che adottiva, mi sembra una violenza intollerabile, espressione di egoismo, più che di amore. Se un robot impersonale, frutto del progresso scientifico (per me regresso, in questo caso!), dovesse essere capace anche di concepire, di gestire e di partorire un figlio, non cambierei il mio approccio. Il rapporto tra madre e figlio si nutre di un’interazione di sentimenti, di valori e di consonanze, non replicabili scientificamente. Basterebbe chiedere ad un orfano di madre o a chi non ha conosciuto, per congiunture negative, la propria genitrice, cosa gli sia mancato.
In questo romanzo, come nei precedenti, la figura femminile domina sovrana, a partire dalla madre del protagonista, don Alfonso Costanzo Iaccarino, la signora Maria Rosa Persico, maritata con Luigi Iaccarino, chiamata da tutti Rosa, come Rosa si chiamerà la moglie del fondatore della dinastia Iaccarino, che gli avrebbe dato ben undici figli! Ho trovato semplicemente delizioso l’abbinamento, affettivo e olfattivo, tra le Rose (madre e moglie) della vita di don Alfonso Costanzo con le rose (fiori) della canzone, da lui amatissima, “Era de maggio”, il capolavoro di Salvatore Di Giacomo e di Pasquale Mario Costa.
Tutto lu ciardino addurava de rose a ciento passe. Turnarraggio quanno tornano li rrose... si stu sciore torna a maggio, pure a maggio io stóngo ccá... Si stu sciore torna a maggio, pure a maggio io stóngo ccá. La canzone delle rose di Di Giacomo scandisce tutta la vita di don Alfonso Costanzo. Il rapporto con la madre, rimasta vedova, rappresenta un punto di riferimento essenziale, come risulta dalle lettere che le scrive da New York.
Una donna tenace, forte e determinata che rifiuta il compromesso di un secondo matrimonio per allevare quel figlio, da sola, anche a costo di fare dei grandi sacrifici, industriandosi, ad affittare camere, d’estate, per non chiedere aiuto agli altri.
Che si piega alla dolorosa circostanza di lasciar partire il figlio quattordicenne per l’America, nella certezza che Alfonsino sarebbe ritornato, per riprendere il cammino per la realizzazione del loro sogno: una pensione-ristorante, che portasse il cognome Iaccarino. Allo stesso modo la moglie, la quale, oltre a donargli undici figli, lo collabora, onnipresente e discreta, nella conduzione dell’attività, prima da sola e, poi, mano a mano che crescono, con i figli: le femmine addette alle camere, gli uomini alla gestione generale, agli approvvigionamenti, alla cucina, alla cantina e alla sala da pranzo.
Anche le figlie non sono da meno.
Se Olga e Maria si dedicano alle loro famiglie, Laura e Anna appaiono le più tenaci nel voler continuare l’attività paterna, seguendo proprie strade. Io ho avuto il privilegio di conoscere, in piena attività, la signora Laura Iaccarino, maritata con Angelo Foddai, gestori dell’Albergo Europa Palace di Sorrento. Da studente-lavoratore, feci, per tre estati, da ragazzo, il boy di portineria, in quel grande albergo, sotto la guida di un indimenticabile concierge, Carmine Buonagura. Ero colpito dall’energia e dalla determinazione della “padrona”, sempre in movimento, tra i piani, i saloni, la lavanderia, le cucine. Una donna indimenticabile. Senza queste donne, madri e mogli di albergatori, collaboratrici preziose nelle aziende, la nostra storia turistica sarebbe stata diversa.
Dal nonno famoso al nipote ancora più famoso. Anche accanto a lui, un figura femminile fondamentale.
Livia Adario, la sua ragazza, la sua fidanzata, sua moglie, la sua principale collaboratrice, la madre dei suoi figli. Un pilastro! Anzi, il pilastro, come la definisce don Alfonso. Alfonso e Livia sono coessenziali, indisgiungibili. Tutto quello che hanno fatto e conquistato, lo hanno fatto e conquistato insieme, sfidando i luoghi comuni, avendo il coraggio di scegliere insieme, di studiare insieme, di viaggiare insieme, osservando e apprendendo, insieme, dalle altrui esperienze, conservando la tradizione, senza rinunziare all’innovazione, mantenendo i piedi a terra, senza dimenticare di sognare, come due visionari, come due realizzatori, capaci di discutere, di lottare, di confrontarsi e, talvolta, anche di sbagliare, sempre insieme.
Come nelle monarchie, anche nella loro dinastia la successione è assicurata?
Ernesto ha ereditato le virtù creative del padre, mettendole subito a frutto in cucina. Mario quelle organizzative della madre, praticandole quotidianamente in sala. La quarta generazione degli Iaccarino appare già pronta sulla rampa di lancio, ben sapendo che la coppia regina dell’alta cucina italiana, avrà ancora molto da creare e da organizzare. La loro favola, umana, professionale e sentimentale, continua. Livia rimane la sacra custode della super cantina del Don Alfonso 1890. Un regno nel regno.