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“L’amore in cui credo” Il libro che raccoglie gli scritti di mons. Giovanni Iaquinandi sarà presentato il 31 gennaio a San Marzano sul Sarno

copertina libro mons. Iaquinandi 250Sarà presentato venerdì 31 gennaio, alle ore 19.30, presso la parrocchia San Biagio V. e M. in San Marzano sul Sarno il libro “L’amore in cui credo” che raccoglie gli scritti di mons. Giovanni Iaquinandi, scomparso il 17 ottobre del 2018.

Ordinato presbitero il 28 giugno del 1965, don Giovanni ha guidato la comunità di San Marzano sul Sarno dal 1990 fino al 2013. Durante il suo ministero parrocchiale ha visto nascere e maturare la vocazione sacerdotale di don Luigi Lamberti, don Romualdo Calcide, a cui è attualmente affidata la parrocchia, don Antonio Adinolfi, don Andrea Annunziata e don Andrea Amato. Nel 2012, mons. Giuseppe Giudice lo ha nominato Vicario generale della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, incarico che ha ricoperto fino al 9 maggio del 2018 con saggezza, prudenza e lungimiranza.

Il libro “L’amore in cui credo”Riflessioni e preghiere di mons. Giovanni Inquinandi nasce dall’impegno di un gruppo di amici ed estimatori del sacerdote che, dopo la morte, ne ha raccolto gli scritti con l’intento di pubblicarli per conservarne la memoria e il vasto patrimonio culturale e di fede. «La lettura di questa raccolta ha un grande obiettivo – afferma il professore Pasquale Califano, curatore del testo –, rappresenta la continuazione dell’intento di don Giovanni di migliorarci l’esistenza, di guidare le nostre azioni alla conquista di quella serenità nei rapporti umani, che rappresenta il tronco dell’albero, quale è la vita». Nella prefazione, mons. Giuseppe Giudice, vescovo della diocesi di Nocera inferiore-Sarno, scrive: «Sono sicuro che questi testi, letti con occhiali adatti, potranno fare ancora molto bene a tanti: a San Marzano, alla parrocchia, alle anime assetate, ma specialmente ai sacerdoti, per i quali don Giovanni ha pregato e lavorato».

Il ricavato della diffusione del testo sarà devoluto per la realizzazione dell’altare della chiesa santi Luigi e Zelia Martin della cappella che sorgerà nell’omonima Cittadella nel comune di Saaba, in Burkina Faso.

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Lunedì 20 gennaio Marco Montemagno a Napoli per il tour di presentazione del suo secondo libro "Lavorability"

lavorability0 250Marco Montemagno, imprenditore digitale con un seguito di oltre 2,5 milioni di fan, con il suo secondo libro “Lavorability - 10 abilità pratiche per affrontare i lavori del futuro” – sarà a Napoli in tour lunedì 20 gennaio per presentare il volume in tre diverse location: ore 11.00, Libreria Raffaello, via Michele Kerbaker,35; ore 14.30, Università degli studi di Napoli Federico II - Aula Magna Complesso di San Giovanni a Teduccio, Corso Nicolangelo Protopisani, 70; ore 17.30, Teatro Mediterraneo - via Kennedy, 54.

Montemagno ci porta in un viaggio alla scoperta delle professioni a venire e, soprattutto, alla riscoperta del senso buono e pratico, per tornare a coltivare le principali abilità che, a prescindere dai cambiamenti futuri, ci aiuteranno ad affrontare la rivoluzione in corso e il mare di informazioni in cui siamo costantemente immersi.

Disponibile online in formato e-book, cartaceo e audio book, “Lavorability” è un caso editoriale di self publishing di successo: da oltre un mese, pur essendo ancora in preordine, è diventato il libro più venduto su Amazon. Uscirà il 20 gennaio anche nelle librerie e sarà presentato in un tour nelle Università e nei teatri italiani, che è andato ovunque sold out in poche ore (prime tappe: 20 gennaio Napoli, 21 gennaio Firenze, 22 gennaio Bologna e 23 gennaio Milano).

 Esclusivamente promosso con campagne basate sui social, il secondo libro firmato da Montemagno mette al centro i social e il digitale che, con la loro velocissima evoluzione, trasformano in continuazione le nostre vite e i nostri curricula professionali, condizionando il mondo del lavoro. E ora, più che mai, studiamo per lavori che non esistono, produciamo contenuti per piattaforme che spariranno, competiamo in mercati che saranno spazzati via. In questo di folle, incerta e spasmodica contaminazione dei contrari che è diventato il lavoro nell’era digitale, abbiamo bisogno di mettere qualche punto fermo. Il business, la cultura, la società, il lavoro, l’economia, tutto è influenzato dall’innovazione digitale e per essere proattivi e vivere pienamente l’evoluzione è necessario capire come muoversi. Interamente auto-prodotto, “Lavorability” è frutto dell’esperienza di Marco Montemagno, come lui stesso scrive: «Nonostante siano vent’anni che trappolo nel mondo tecnologico e siano anni che vivo sui social con i miei video che hanno raccolto (non so perché) un seguito che va verso i tre milioni di follower, mi ritrovo come molti di voi a essere ugualmente uno studente all’università dei social.

Con l’aggravante dell’età, perché imparare nuove nozioni e nuovi alfabeti a quindici anni è un conto, a cinquanta è un altro. Gli unici insegnanti che ho a disposizione sono un pizzico di intuito e le mie cicatrici, ovvero i segni di tutti gli errori che ho commesso, provando, testando, sperimentando e aggiustando il tiro ogni volta».

Partendo dal presupposto che sia fondamentale chiedersi “Quale tecnologia sta per stravolgere il mio lavoro?”, Montemagno traccia una serie di indicazioni basate sulla sua esperienza professionale e sul suo rapporto con il mondo virtuale, tanto che è proprio grazie alla Rete che ha potuto auto-pubblicare “Lavorability”, per indicare le abilità di base che saranno necessarie per navigare nel mondo digitale: rapidità nel cogliere le iniziative, saper comunicare soprattutto velocemente, sapersi adattare, individuare il settore professionale che realmente ci interessa o meglio appassiona e, ovviamente, iniziare ad applicare il concetto di “incessantismo”, che equivale a portare avanti tutte le attività incessantemente, martellando, fino in fondo. Fino a quando funziona o non funziona.

Marco Montemagno è un imprenditore digitale seriale e un comunicatore di successo. Fondatore di startup come Blogosfere e 4books, ha una community di oltre due milioni di follower (in continua crescita) dedicata ai temi del marketing, del business, del digitale e della comunicazione. Ex giocatore professionista di ping pong (segretamente vorrebbe tornare a giocare…), da anni vive in Inghilterra.

Per maggiori informazioni visita marcomontemagno.com

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Al Liceo dell'Arte e della Comunicazione "Giorgio de Chirico” di Torre Annunziata la presentazione del libro "Con tanto affetto ti ammazzerò" di PINO IMPERATORE

IMPERATORE 3 250Sabato  7  dicembre 2019 ore 9:00 al Liceo dell'Arte e della Comunicazione "Giorgio de Chirico” Aula magna- Auditorium si tiene la presentazione del libro "Con tanto affetto ti ammazzerò" di PINO  IMPERATORE. 

Ne parlano con l'autore Felicio IZZO – Preside Liceo dell'Arte e della Comunicazione “Giorgio de Chirico”;  Clelia DI PALMA – Docente di materie letterarie, le alunne e gli alunni del Liceo. 

Con tanto affetto ti ammazzerò

Un più che felice ritorno quello di Gianni Scapece, l’affascinante ispettore già protagonista di “Aglio, olio e assassino” – ritenuto l’atto di nascita di un nuovo genere letterario il noir umoristico – creato dalla fantasia di Pino Imperatore.

E qui, in linea con lo spirito del romanzo, si impone la prima questione, all’analisi dei critici, su quanto il personaggio rifletta l’autore. Ricordo nostalgico e celebrativo del sé giovanile o auspicio/augurio o, addirittura, gratificante transfert, del sé attuale?

Di certo il libro è ben più di un noir umoristico.

Senza dubbio i caratteri del plot sono quelli del giallo, e giallo Napoli, verrebbe da dire richiamando la classificazione dei colori. Nell’ordine, la sparizione di una nobildonna novantenne, col suo maggiordomo; il ritrovamento del corpo; le indagini sui tre figli degeneri della donna; qualche altra morte più o meno naturale; l’inconsueta agnizione finale del tutto inaspettata.

Come pure non mancano i tratti umoristici nella conduzione narrativa, con punte esilaranti nelle scene motorie, a conferma dell’eterna attualità della lezione di Aristotele.

Ma con pari se non più solida altrettanta sicurezza sentiamo di affermare che il romanzo conferma la piena maturità stilistica dell’autore. “L’uomo è lo stile”, suggeriva Queneau, nei suoi esercizi. Pino Imperatore ne è una conferma. Non potrebbe mai semplicemente dire “Scapece c’est moi!”, ma, forse, “Napoli c’est moi”. E Napoli come scenario e anima della storia e di tutti i personaggi che la ispirano. Ma ci ritorneremo.

Quanto alla sicurezza dello stile, da rimarcare, la capacità di governare i differenti fili della trama, la varietà dei livelli espressivi (i piani diegetici come usa la critica accademica). Anzi, in estrema sintesi, viene da dire che la dualità è la cifra identificativa del congegno narrativo nel suo complesso.

Così le pagine del diario della baronessa – una sorta di nobile e malinconico background radiation del tutto funzionale al disvelamento finale – toccano accenti di un lirismo profondo, del resto non nuovi a chi conosce l’opera, anche teatrale, di Pino Imperatore.

Anche la trama vive di questa opposizione, con la figura della nobildonna nel contempo vittima e “assassina”, fino alla scelta finale che sembra riproporre il mito di Antigone, col dilemma legge/etica.

Ma tutto ha un andamento duale, più oppositivo che binario, pur riuscendo sempre a trovare equilibrio e armonia nella forma che, in un libro, è la parola, lo stile, appunto. Allora il comico si fa teleologia quando battute fulminanti illuminano verità gnomiche, quando cronache esilaranti dissimulano i tragici scenari dell’animo umano.

E’ il riso amaro di Eduardo, quello doloroso di Troisi. Quello di Basile e di Cortese. Quello della tradizione letteraria in lingua napoletana.

Perché questo, in fondo, è l’autentico filo conduttore di tutta l’opera di Pino Imperatore: la città di Napoli. Ne racconta storie e leggende, ne descrive palazzi e monumenti, ne celebra scorci e paesaggi. In breve, l’innesco emotivo e narrativo, il processo di catalisi, la profonda alchemica formula sono l’amore per Napoli. Sembrerebbe l’unico elemento unificante, l’imbuto logico e sentimentale, il vortice necessario dove ogni cosa confluisce, il gorgo indispensabile, il black hole che tutto attira condensandolo sino a farne la propria essenza e ragione d’essere.

Se non fosse che Napoli è città duale per vocazione e fondazione. Sirena e quindi ingannatrice. Bella e terribile. Misera e sfarzosa. La terra dei trilli dei mandolini e del crepitio dei kalashnikov. La terra dei pomi d’oro e delle pesche alla diossina, dei lazzaroni e degli intellettuali, l’eterno paradiso (come luogo d’elezione o “condominio” di angeli?) abitato da diavoli.

La terra che nella sua molteplice dualità è metafora stessa della Vita degli uomini. Sempre in bilico tra il bestiale e il divino. Tra gli umori repellenti del corpo e la levità dei pensieri che non hanno forma né suono.

Pino imperatore esprime tutto il suo amore in una intensa dichiarazione, alla quale, ci permettiamo di aggiungere, in corsivo, una considerazione, animati da “quell’odio fatto di un amore viscerale”, come ebbe a dire un grande napoletano:

“ Di Napoli amo la lingua e ogni frammento della sua arte e cultura, e mai riuscirò a spiegarmi come abbia saputo risorgere da tutte le catastrofi della sua storia”.

E ripiombarci ogni volta.

F.I.

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Il mistero Greta Garbo. L’elogio della solitudine. La cover in anteprima del nuovo romanzo biografico di Raffaele Lauro in uscita nel 2020

Mistero Garbo Cover 2 250Svelata la cover del nuovo romanzo biografico dello scrittore sorrentino Raffaele Lauro (www.raffaelelauro.it), in uscita nel 2020, elaborata dalla designer della GoldenGate Edizioni, Teresa Biagioli, sulla base di una foto storica: la prima immagine di Greta Garbo, scattata in Italia, dopo il ritiro, nel 1962, all’aeroporto di Ciampino, dal grande maestro fotografo Carlo Riccardi, amico personale di Federico Fellini, di Ennio Flaiano e di Toto’, oggi novantatreenne. Nel 1942, a soli trentasei anni, nel fulgore della sua bellezza fisica, della maturità artistica e del successo mondiale dei film, da lei interpretati, anche dopo l’avvento del sonoro, la Divina “per eccellenza”, Greta Garbo, si ritira improvvisamente e definitivamente dai set cinematografici di Hollywood. Non tradirà mai, fino alla morte (1990), a ottantacinque anni, l’opzione per la riservatezza, rifiutando nuove proposte anche da parte di grandi registi e rifuggendo per sempre i riflettori. Nessun biografo, dei tanti, tuttavia, è riuscito a espugnare le ragioni profonde, psicologiche, caratteriali, morali e ambientali, di una scelta, così radicale e senza rimpianti. Il Mistero Garbo. Ci prova lo scrittore Raffaele Lauro, indagando sul vissuto quotidiano della ex-diva, nell’appartamento di New York, tra le tele di Renoir, o nella dimora svedese, immersa nella natura; sulle amicizie intime, maschili e particolarmente femminili, foriere anche di scandali; sulle pratiche filosofiche orientali e, infine, sulle frequenti presenze, come ospite, in residenze nobiliari, su panfili miliardari o in dimore amene, come a Taormina, quasi sempre marine, vissute, queste ultime, in totale anonimato. Il lettore scopre, pian piano, l’altra Greta, la vera Greta, che ritorna alle origini, all’infanzia, alle pulsioni represse, alle malinconiche depressioni e all’amore per la solitudine, un amore mai tradito o svenduto in cambio di ipocrite operazioni coniugali di facciata. Una scelta di libertà, alla quale la Garbo non rinunzierà mai, pena rinunziare a se stessa. Così lo scrittore riesce a tessere, tramite la vicenda interiore di Greta, la sua tela autobiografica, il suo elogio. “L’elogio della solitudine”, inteso come suprema consapevolezza del proprio limite, di fronte all’Assoluto.

 

IL MISTERO GARBO

L’ALTRA GRETA

L’elogio della solitudine

(1942-1990)

pagg. 400

GoldenGate Edizioni (2020)Mistero Garbo Cover 2 250

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