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Dal 22 maggio 2026 in libreria il nuovo libro di Antonio Mattone “Il casalese di Dio” Don Peppe Diana, storia omicidio e verità.

Dal 22 maggio 2026 in libreria il nuovo libro di Antonio Mattone “Il casalese di Dio” Don Peppe Diana, storia omicidio e verità.

 

Copertina libro 100Il 22 maggio 2026 uscirà in libreria il nuovo libro di Antonio Mattone: “Il casalese di Dio” Don Peppe Diana, storia omicidio e verità. Un volume scritto su invito della Chiesa casalese e del suo vescovo per rispondere a due domande essenziali: chi era il sacerdote di Casale e perché venne ucciso?
Nel difficile viaggio per arrivare a una risposta, mentre è stato annunciato l’avvio del cammino verso l’apertura dell’inchiesta diocesana per il riconoscimento del martirio, Antonio Mattone ha incontrato decine di persone, quelle a cui don Peppe fu più intimamente caro e alcune di quelle che a vario titolo sono state coinvolte nel suo omicidio. Emerge il ritratto a tutto tondo di una personalità complessa, spesso sopra le righe, per la quale l’etichetta di “prete anticamorra” si è da subito rivelata troppo stretta e sbiadita, sia per sostenere una verità ancora confusa sia, soprattutto, per mostrare quello che realmente è stato don Peppe Diana: un prete leale alla missione della chiesa e un uomo votato al bene della sua gente.

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“Il tango di Consuelo”: Antonietta Natalizio firma un nuovo capolavoro di passione e dedizione

“Il tango di Consuelo”: Antonietta Natalizio firma un nuovo capolavoro di passione e dedizione

 Una storia di danza e vita che conferma il talento dell’autrice: donna attenta, sensibile, sempre in prima linea per la cultura



NatalizioC’è un passo che non è solo danza. È respiro, scelta, destino. È con “Il tango di Consuelo” che Antonietta Natalizio torna in libreria, firmando un’opera intensa che porta in copertina tutta la forza del rosso e l’eleganza di un abbraccio. “Una storia di passione, danza e dedizione”, recita il sottotitolo. E non poteva esserci sintesi più fedele.
Descrivere Antonietta Natalizio significa raccontare una donna che della cultura ha fatto casa e battaglia. Attenta, partecipe, sensibile, sempre in prima linea quando si tratta di difendere la bellezza, l’arte, la parola scritta. Il suo lavoro non si ferma alla pagina: è presenza costante nel territorio, è ascolto, è promozione di talenti, è amore per le storie che cambiano le persone.
Prima di “Il tango di Consuelo”, Antonietta Natalizio ha già firmato successi che hanno lasciato il segno nei lettori: libri capaci di scavare nell’anima, di restituire dignità ai sentimenti, di dare voce a donne forti e fragili insieme. Ogni sua pubblicazione è un atto d’amore verso la letteratura e verso chi legge.

La penna di Antonietta Natalizio è eleganza e verità.
Lo stile di Antonietta Natalizio è riconoscibile: elegante ma mai distante, intenso ma mai retorico. Sa dosare la parola come un passo di tango: pausa, slancio, attesa. In “Il tango di Consuelo” la scrittura diventa musica. Le frasi hanno ritmo, respiro, corpo. L’autrice non racconta la vita: la fa danzare sulla pagina. È questa la sua cifra: trasformare il sentimento in letteratura, senza perdere la verità cruda dell’esistere.
La meravigliosa prefazione è una chiave per entrare nella danza. A firmare la prefazione di questo suo ultimo capolavoro è Ezio Risatti, che accompagna il lettore oltreNatalizio 1 la soglia del romanzo con parole che sono invito e promessa. Una guida preziosa per comprendere come “Il tango di Consuelo” non sia solo un libro sulla danza, ma un viaggio dentro l’anima umana. La prefazione illumina il senso profondo dell’opera: il tango come metafora dell’esistenza, come dialogo tra corpo e destino.
“Il tango di Consuelo” è un sentimento che fa vivere.
Questo suo ultimo capolavoro è un inno alla vita. Come si legge nella presentazione, “Il tango di Consuelo” rappresenta nulla di meno del sentimento più importante che deve animare ogni creatura: la voglia di vivere. Consuelo non è solo “ballerina”: è donna che attraversa la vita a passo di tango, tra cadute e rinascite. La sua storia parla di passione che brucia, di dedizione che non si arrende, di amore che diventa scelta quotidiana. Orfana, straniera, artista: Consuelo incarna tutte le donne che hanno dovuto inventarsi il futuro. La danza, nel romanzo, è linguaggio del corpo ma anche dell’anima: ogni abbraccio è un patto, ogni pausa è un respiro, ogni giro è una possibilità.
Il tango è scelto come linguaggio universale, perché è la danza dell’incontro. Non si balla da soli. È fiducia, è guida, è ascolto. Antonietta Natalizio sceglie il tango per dire che vivere è un atto a due: con l’altro, con il dolore, con la gioia. In queste pagine il tango smette di essere solo ballo argentino e diventa filosofia esistenziale. Insegna che si può cadere, ma l’importante è rialzarsi al tempo giusto. Che si può perdere l’equilibrio, ma mai la dignità.
Natalizio 150Nelle pagine di Antonietta Natalizio la voglia di vivere è amore verso un prossimo bene individuato, è fiducia nella propria capacità di rialzarsi, è “forza che permette di superare le avversità”. È continua ricerca della bellezza e dell’armonia, della grazia e della gioia di dare. È, in una sola parola, vita.
“Il tango di Consuelo” parla alle donne, ma parla a tutti. Parla a chi ha smesso di credere nella passione. A chi pensa che la dedizione non paghi. A chi ha paura di ricominciare. Antonietta Natalizio ricorda che il coraggio non è assenza di paura, ma scelta di danzare nonostante tutto. Che la vita, come il tango, si impara passo dopo passo. E che ogni passo, anche quello incerto, merita di essere vissuto.
“Per leggere con piacere questo libro bisogna avere il coraggio di lasciarsi gioire e soffrire in alternanza, e a volte con rapida continuità, rallegrarsi e rattristarsi”. Così l’autrice avverte il lettore. Perché “Il tango di Consuelo” non fa sconti: chiede verità, chiede abbandono, chiede di entrare nel cerchio della danza senza paura. E Antonietta Natalizio, con la dedizione che la contraddistingue, ci accompagna in questo ballo. Lei che è donna di cultura prima ancora che scrittrice. Lei che nel lavoro quotidiano semina incontri, presentazioni, parole condivise. Lei che accoglie gli amici per presentare “Il tango di Consuelo” perché sa che un libro vive solo quando diventa comunità. La copertina parla chiaro: abito rosso, sguardo fiero, abbraccio che è promessa. Antonietta Natalizio firma con “Il tango di Consuelo” un’opera matura, potente, necessaria. L’ennesima conferma di un percorso autoriale coerente e coraggioso. Perché Antonietta Natalizio scrive come vive: con passione, con danza, con dedizione. Sempre in prima linea. Sempre dalla parte della bellezza. “Il tango di Consuelo” di Antonietta Natalizio, con prefazione di Ezio Risatti, è disponibile in libreria. Un passo a due con la vita, da non perdere.

 

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‘Transumanza e Pascoli’ di Rosa Bianco e Fioravante Ascolese

‘Transumanza e Pascoli’ di Rosa Bianco e Fioravante Ascolese
Un cammino di parole per salvare la terra che cammina



Foto Transumanza 250Ci sono libri che non si leggono: si percorrono. ‘Transumanza e Pascoli’, (Delta3 edizioni) scritto a quattro mani da Rosa Bianco ( insegnante,Foto Carrella Transumanza critica letteraria e giornalista) e Fioravante Ascolese, ( insegnante di matematica e discipline scientifiche in Italia e all’estero) è uno di questi. È un sentiero di carta che odora di lana, di latte appena munto, di polvere alzata dagli zoccoli. Ma soprattutto, è un atto d’amore. Un atto politico. Un abbraccio protettivo a quel Sud che troppo spesso dimentichiamo abbia le radici nell’erba.
Ad aprire il cammino è la prefazione stupenda di Gianni Festa, Direttore del Corriere dell’Irpinia. Il direttore Gianni Festa non usa giri di parole: afferma con forza che i due autori “hanno consegnato alla stampa una intelligente ricerca su un tema che attraversa i secoli”. E ha ragione. Perché qui la transumanza smette di essere nostalgia e diventa chiave per leggere il presente. Una ricerca intelligente, sì. Che cuce insieme storia, economia, ecologia e dignità del lavoro.
Il passo successivo lo firma Bruno Corrado, dirigente veterinario dell’ASL di Frosinone specializzato in Alimentazione Animale. La sua presentazione è una garanzia scientifica e civile: spiega perché senza pascolo sano non c’è animale sano, e senza animale sano non c’è cibo buono. Bruno Corrado mette il timbro della competenza su ogni pagina, ricordandoci che tutelare i pascoli è una questione di salute pubblica, oltre che di bellezza.
E poi c’è l’introduzione di Fioravante Ascolese, che è già parte del viaggio. Ascolese non introduce: prende per mano. Con la voce di chi la terra la calpesta davvero, ci dice perché ha scelto di scrivere questo libro. Per debito verso i padri, per responsabilità verso i figli. Per dire che il Sud non è “area interna da assistere”, ma laboratorio di futuro da ascoltare.
Il cuore del libro: i pascoli non sono vuoti
Dopo questi tre ingressi d’autore, Rosa Bianco e Fioravante Ascolese ci portano sui sentieri millenari. La transumanza qui non è folklore da cartolina. È economia circolare prima che la inventassero, è biodiversità, è presidio del territorio. È l’antidoto allo spopolamento, al cemento, all’abbandono.
Rosa Bianco, con la sua penna lirica e precisa, ci restituisce il canto delle stagioni. Fioravante Ascolese, con lo sguardo lucido, ci spiega perché senza pascolo non c’è formaggio buono, ma neanche paese vivo. E lo fanno con una passione che contagia. Ti viene voglia di alzarti, di andare a contare le pecore vere.
Questo testo è uno scudo. Protegge chi resiste: i pastori giovani che hanno scelto di restare, le donne che lavorano il latte all’alba, i sindaci che non svendono un metro di demanio. Protegge un’idea di Sud che non chiede elemosina, ma rispetto. Che non vuole musei della civiltà contadina, ma campi vivi.
Bianco e Ascolese, con Festa e Corrado a fare da garanti, hanno il coraggio di dire che tutelare i pascoli è tutelare noi. È sicurezza alimentare, è paesaggio, è identità. Quando un pascolo muore, muore un pezzo di noi. Quando un sentiero viene asfaltato, perdiamo una strada verso chi siamo.
Eppure non è un libro triste. Anzi. Ci sono aneddoti che fanno sorridere: le pecore che sanno il nome, il cane pastore che comanda più del padrone, le feste a fine transumanza dove il vino e la musica scacciano la fatica. Perché chi difende la terra lo fa con allegria testarda. Questo libro è per chi ha il Sud nel sangue. Per chi amministra e deve scegliere se un ettaro vale più come pascolo o come parcheggio. Per i ragazzi, perché sappiano che “pastoralismo” non è una parola del passato, ma una professione del futuro. Per tutti noi, che mangiamo pane e formaggio senza chiederci mai che strada hanno fatto per arrivare sulla tavola.
Con la prefazione autorevole di Gianni Festa, la presentazione tecnica di Bruno Corrado, l’introduzione appassionata di Fioravante Ascolese e lo sguardo ampio della bellissima e passionale Rosa Bianco che racconta la transumanza nella storia e la transumanza nel mondo, ‘Transumanza e Pascoli’ diventa più di un saggio: diventa una mappa. Non per tornare indietro, ma per andare avanti senza perdere la strada.

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L’etica del noir e il respiro del vulcano: Giovanni Taranto trionfa al Premio Elsa Morante Nisida 2026

L’etica del noir e il respiro del vulcano: Giovanni Taranto trionfa al Premio Elsa Morante Nisida 2026

Fb Giovanni Taranto La chiancaIn un panorama letterario sempre più alla ricerca di voci capaci di coniugare il rigore dell'indagine sociale alla potenza della narrazione di genere, l'assegnazione del Premio Elsa Morante 2026 (sezione Nisida) a Giovanni Taranto – con giuria presieduta da Dacia Maraini - segna un momento di profonda riflessione sul ruolo civile della scrittura. Il prestigioso riconoscimento, frutto di un percorso condiviso con le professionalità dell'Istituto Penale per i Minorenni di Nisida, celebra l'eccellenza de “La Chianca” (Avagliano Editore), un’opera che trasforma il noir in uno strumento di indagine etica universale.

La polifonia del "Giallo Vulcanico"

Giovanni Taranto, figura di spicco del giornalismo investigativo con quarant'anni di militanza in prima linea e una storica vicedirezione a Metropolis Quotidiano, ha saputo codificare un nuovo paradigma letterario: il “noir vesuviano”. Al centro di questo universo si muove il Capitano Giulio Mariani, un protagonista che ha saputo conquistare l'attenzione dei più alti consessi accademici internazionali. La saga è infatti stabilmente inserita nei cataloghi di consultazione della Harvard University e della Firestone Library di Princeton, elevando il folklore e la cronaca vesuviana a dignità di studio mondiale.

"La Chianca": oltre la cronaca di un'indagine

Il romanzo premiato scava con precisione chirurgica nelle ferite aperte della tratta di donne, denunciando come la ferocia del crimine si alimenti di una silenziosa ma pervasiva rete di omissioni, paure e convenienze. La qualità pedagogica della scrittura di Taranto non è nuova ai ragazzi di Nisida: già il precedente capitolo della serie, “Requiem sull’ottava nota” (vincitore del Premio Mysstery 2023), era stato oggetto di progetti di lettura volti alla riabilitazione attraverso il confronto con la legalità.

Il percorso della serie di Mariani è un susseguirsi di traguardi: L'esordio con “La fiamma spezzata” fu selezionato come opera di punta al Salone del Libro di Torino. “Mala fede” ha conquistato il Premio Meridies e il Premio Nazionale “Aghinolfi”. L'intera saga è stata insignita a Massa del titolo di “miglior serie italiana di romanzi crime” e a Pordenone come miglior serie italiana noir, nell’ambito di PordeNoir.

Istituzionalmente, il Capitano Mariani è stato celebrato in sede ONU a New York come simbolo dell'Arma, mentre il sociologo Derrick de Kerckhove ha indicato queste opere come strumenti linguistici necessari per spezzare il fascino dei modelli mafiosi.

Il culmine delle celebrazioni si terrà il 12 maggio presso un Teatro Diana di Napoli già sold out. Giovanni Taranto condividerà il palco con una giuria di assoluto prestigio presieduta da Dacia Maraini e composta da Antonio Calabrò, Marco Cerbo, Enzo Colimoro, Lino Guanciale, David Morante, Tiuna Notarbartolo (direttore dell’evento), Antonio Parlati, Alfredo Rapetti Mogol, Fiorenza Sarzanini e Teresa Triscari.

Accanto al vincitore della sezione Nisida, il parterre dei premiati 2026 riflette la multiformità dell'ingegno italiano:

  • Narrativa Ragazzi: Matteo Bussola con “Il talento della rondine”.
  • Biografia: Luigi Garlando con “Sandro libera tutti”.
  • Impegno Civile: Roberto Saviano con “L’amore mio non muore”.
  • Comunicazione: Rula Jebreal con “Genocidio”.
  • Musica: Ermal Meta con “Stella stellina”.
  • Divulgazione Scientifica: Amalia Ercoli Finzi, Elvina Finzi e Tommaso Tirelli con “Le ragazze della luna”.
  • Narrativa: Titti Marrone con “Primmammore”.

La manifestazione, coordinata da Iki Notarbartolo per l’Associazione Culturale Premio Elsa Morante, vedrà la conduzione di Tiuna Notarbartolo (direttrice dell’evento) e Alessandro Incerto. Il team organizzativo schiera Gilda Notarbartolo alla comunicazione, Umberto Amicucci alla veste grafica e Lisa Terranova all'ufficio stampa.

Realizzato sotto il patrocinio del Comune di Napoli e della Regione Campania, il Premio gode del supporto di Intesa Sanpaolo, DAC, Cira e di una rete di partner d'eccellenza tra cui Dimorra Hospitality, A.R.E.C Campania, Sire Ricevimenti d’autore, Medeaterranea, Ascione Coralli, La Locanda del Cerriglio, Librerie Ubik, Officine grafiche Giannini, Fnism, Il Confronto e Ciaravola.it

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