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Salerno

  • Scritto da Maria Serritiello
  • Categoria: Lapilli Salerno
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Con “Un borghese piccolo piccolo” della Compagnia dell’Arte di Firenze, si sono concluse le visioni in gara per il XVII Festival XS, Città di Salerno. Il 10 Maggio le premiazioni.

Il 10 Maggio le premiazioni.  

WhatsApp Image 2026 04 21 at 08.24.49 “Un Borghese piccolo piccolo”, presentato dalla Compagnia dell’Arte di Firenze, lo scorso 26 aprile si è rivelato un pregevole spettacolo, sia per la riduzione teatrale, che per l’interpretazione dei singoli personaggi. La Compagnia dell’Arte di Firenze è conoscenza apprezzata all’ annuale manifestazione dell’XS, per essere stata in concorso, nell’aprile del  2024.

Tratto dal romanzo di Vincenzo Cerami, il regista Mario Monicelli, nel 1977 ne crea un capolavoro cinematografico, affidando l’interpretazione ad Alberto Sordi.

Giovanni Vivaldi è un modesto, quanto oscuro impiegato del ministero, vicinissimo alla pensione ed ha un vivo desiderio, vedere il suo unico figlio sistemato. Mario non è particolarmente brillante, iperprotetto dai genitori non riesce a realizzarsi per conto proprio, se non per uno straccio di diploma da ragioniere. Intanto vive la sua vita all’interno della casa, senza avvertire una qualche esigenza. Si lascia coccolare dalla mamma, una casalinga trascurata ed a limite della sciatteria, una donna quasi invisibile, che trova la sua dimensione guardando la televisione. La mission di Giovanni è di sistemare il figlio con un posto fisso, come il suo, al ministero, poco ma sicuro e senza grosse responsabilità. Per questo suo progetto arriva ad umiliarsi con un funzionario, sedicente amico, che chiede in cambio l’adesione alla massoneria, per l’aiuto che gli offre. Giunge il giorno del concorso, Mario ha il testo della prova, il padre è contento, suo figlio supererà l’esame, il ragioniere Mario Vivaldi avrà il sostentamento per tutta la vita. La madre a casa prega, gli ha gettato del sale addosso per augurio, è sicura della buona riuscita dell’esame. Tutto sembra andare per il verso giusto, quando l’imponderabile si presenta nella giornata del giovane Mario, con una crudeltà inattesa e lo colpisce a morte. Ciò che segue è lo strazio della madre, tanto da diventare un vegetale, prima di essere colpita dalla morte, altra reazione, invece, sarà quella del padre, che diventerà l’aguzzino spietato dell’assassino del suo adorato Mario.

Questo il contenuto della forte rappresentazione, che ha scosso il pubblico, grazie ad una perfetta interpretazione degli attori: Aldo Innocenti, Maria Paola Sacchetti, Lorenzo Lombardi, Raffaele Todaro, Daniele Torrini.

Le caratterizzazioni dei vari personaggi dal figlio insicuro, alla madre sottoposta al marito, dall’assassino che, ha mimato con bravura gli spasmi della morte, da farci mancare il fiato, alla figura caricaturale del funzionario, dalla bocca colpita da paralisi della povera madre, alla forza disperata di Giovanni, il capofamiglia, nel voler riprendersi la scena della vita, malgrado la modestia della sua persona, sono state teatralmente rappresentate con particolare cura e bravura singola. Tutti in sala si è forse parteggiato, sicuramente, io (N.D.R), alle angherie riservate all’assassino, una sorta di giusta compensazione al male compiuto. Eppure la vita di Giovanni era fatta di piccole soddisfazioni, un oscuro lavoratore, un mezze maniche senza pretese, ignorato il più delle volte dai più, un travet che viaggiava con una macchina sgangherata a confondersi nel vortice del traffico, buona per raggiungere quasi esclusivamente il capanno della pesca. Una vita borghese, ecco per l’appunto, sicuro solamente del suo lavoro per mantenere il nucleo parentale, senza lussi, né stravizi, solo l’abituale andare avanti con esso.

È rilassato ora, da buon padre ha smosso le pedine giuste per aiutare il figlio e non importa se ha dovuto inchinarsi a chi non lo meritava. In un impeto di gioia stringe a sé la moglie e si lascia andare ad un ballo lento, nella cucina di casa, arredata semplicemente, con la voce di Sergio Endrigo che canta “Io che amo solo te”. Dura poco la gioia di quella intimità familiare, l’attimo fuggente, quasi in contemporanea, ci restituisce il dramma, che in crescendo si è avvertito fin dalle prime battute.

Bravi il regista Marco Lombardi e l’assistente Sandra Bonciani ad aver sapientemente, nello spazio del teatro Genovesi, divisi i quadri dell’azione, non la staticità, quindi, del palcoscenico, ma il cambio degli ambienti, ben orchestrati dinanzi ai nostri occhi.

Giovanni Vivaldi, un uomo mite, che per tutta la vita si è accontentato di poco, perdute le sue minime certezze, cambia e la disperazione fa il resto. Un monito per non abbandonarci allo sconforto, sebbene la morte di un figlio è “dolore insuperabile”

Maria Serritiello

 

Adattamento teatrale: Fabbrizio Coniglio

Costumi: Fiamma Mariscotti

Disegno luci: Silvia Avigo

Musiche originali: Marco Simoni

 

  • Scritto da Maria Serritiello
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Penultimo spettacolo della Stagione “Che Comico 2025-2026” al Teatro Ridotto di Salerno con Luciano Capurro ed Anna Caso in “Una notte a Napoli”

Luciano CapurroE ’dal 2016 che Luciano Capurro mancava dal Teatro Ridotto di Salerno e per due sere, l’11 ed il 12 aprile, ha rallegrato l’assiduo pubblico della rassegna di “Che Comico 2025-2026”, direttore artistico Gianluca Tortora.

Quasi due ore di spettacolo, un mini varietà gustoso dal titolo “Una notte a Napoli”, in cui non è mancato nulla della rappresentazione classica della tradizione partenopea. E così versi poetici si sono intrecciati con le più belle canzoni del passato, come Malafemmena, Passione, Alleria, per continuare con un pezzo struggente di Enzo Gragnaniello “Vasame”. Particolari ed apprezzate sono state le contaminazioni di alcuni brani, come ad esempio Malafemmina di Totò, unita ad Amapola di Alberto Rabagliati.

Quando si dice che buon sangue non mente è il caso di ripeterlo per il bravo Luciano che è il pronipote di Giovanni Capurro, autore della famosissima canzone conosciuta e cantata in tutto il mondo “O sole mio”.

Così con la sua possente voce tenorile ha duettato con la soprano Anna Caso che ha dato prova di che è capace la sua estensione vocale. Personalità prorompente al pari della sua voce, Anna Caso si è prodotta in pezzi singoli con estrema bravura. L’ottima capacità interpretativa, con l’espressività del corpo, hanno reso significativi anche pezzi divertenti, ma semplici, uno fra tutti: “No tu mi a’ fa fa”, canzone-macchietta del 1968.

Lo spettacolo è stato condotto in maniera egregia dai due cantanti-attori, molto affiatati tra loro, per cui battute divertenti raccolte per le strade di Napoli, si sono mescolate a versi d’amore, a canzoni speciali, come “Ciucculatina mia, modulata ironicamente dal bravo Luciano Capurro ed ancora momenti teneri, serenate e tante altre canzoni, che hanno ricordato il tempo passato: Tarantelluccia, Palcoscenico, Anema e core, Catarì.

Il nuovo entra di diritto nello spettacolo con le canzoni di Sal da Vinci: Rossetto e caffè e Per sempre sì, per cui le voci appaiate di Capurro e Caso sono una melodia allungata sia del bel canto moderno, che a quello che tiene alla conservazione del patrimonio classico napoletano.

A tanta bravura, il bis richiesto è naturale, quanto consequenziale e così Luciano Capurro ci regala “O Sole Mio” di quel suo prozio che ha portato l’anima di Napoli in tutto il mondo e lui da buon e generoso erede, con Anna Caso ce la lascia.

Maria Serritiello

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