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Lunedì 16 ottobre 2023, ore 17.30 presentazione del volume MICHELANGELO L’effigie in bronzo di Daniele da Volterra Atti della giornata di studi edito da Mandragora

Galleria dell’Accademia di Firenze

Lunedì 16 ottobre 2023, ore 17.30

presentazione del volume

 

MICHELANGELO

L’effigie in bronzo di Daniele da Volterra

Atti della giornata di studi

edito da Mandragora

interverranno

Cecilie Hollberg, Direttore della Galleria dell’Accademia di Firenze

Francesco Caglioti, Ordinario di Storia dell’arte medievale, Scuola Normale Superiore di Pisa

 

Michelangelo 250La Galleria dell’Accademia di Firenze, lunedì 16 ottobre, alle 17.30, presenta il volume Michelangelo: l’effigie in bronzo di Daniele da Volterra, edito da Mandragora. Interverranno Cecilie Hollberg, direttore della Galleria dell’Accademia di Firenze, curatrice della pubblicazione, e Francesco Caglioti, Ordinario di Storia dell’arte medievale, Scuola Normale Superiore di Pisa.

Il libro, secondo volume pubblicato in occasione della mostra Michelangelo: l’effigie in bronzo di Daniele da Volterra (15 febbraio -19 giugno 2022), riunisce i risultati dell’omonima giornata di studi, tenutasi il 21 febbraio 2022 nella Galleria dell’Accademia di Firenze, alla quale hanno partecipato e contribuito studiosi, noti a livello internazionale, con professionalità e competenze molto diverse fra loro, come sottolinea nella prefazione il direttore Hollberg: “specializzazioni che spaziano dalla figura e l’opera di Daniele da Volterra, ai bronzi rinascimentali, all’Archeologia, il Restauro, la Storia della metallurgia antica e ancora la Fisica, la Geologia, la Paleontologia animale, nonché la Morfometria geometrica, le Scienze delle costruzioni, le Scienze ingegneristiche e matematiche, l’Artigianato, l’Architettura digitale, l’Archivistica e la Paleografia.”

La mostra, unica e inconsueta, ha riunito per la prima volta in un’unica sede, i nove busti in bronzo di Michelangelo, apparentemente tutti uguali, attribuiti a Daniele da Volterra, provenienti da musei italiani e internazionali. È stata un’occasione irripetibile che ha permesso un raffronto diretto delle teste per rivederne i dati, i documenti e la relativa bibliografia, e risolvere - grazie anche a sofisticate analisi approfondite con metodologie e strumenti innovativi mai applicati in precedenza sui beni culturali - un dilemma durato centinaia di anni, che ha visto discussioni tra generazioni di storici dell'arte sul primato delle singole opere. La mostra e la giornata di studi hanno portato a risultati sorprendenti.

Si trattava di identificare, tra i nove bronzi esposti, le tre teste commissionate subito dopo la morte di Michelangelo a Daniele da Volterra, due delle quali erano state richieste da Lionardo Buonarroti e una da Diomede Leoni, e ipotizzare genealogie e derivazione delle altre.

Tutti e 9 gli esemplari presenti sono stati sottoposti ad una intensa campagna di analisi non invasive, sono state condotte indagini scientifiche come le analisi geologiche delle terre di fusione o quelle nucleari per determinare la natura e la composizione delle leghe di metallo, oltre ad un’accurata campagna fotografica. Ogni testa è stata digitalizzata e stampata in 3D in resina in scala 1:1; è stata digitalmente "mappata" nei punti chiave e nelle corrispondenze, sovrapposta e confrontata in un lavoro di ricerca unico nel suo genere, che ha unito per la prima volta l’esperienza digitale al rigore accademico nell’individuazione delle opere originali, nominate nell’inventario della casa abitata da Daniele da Volterra, e della “genealogia” delle varianti da loro derivate. Anche un decimo busto, conservato nel Musée Bonnat-Helleu a Bayonne, che non ha potuto essere esposto in questo contesto, è stato analizzato in loco come gli altri.

Dai vari confronti, come scrive il direttore Hollberg nel suo testo, si conferma che “i busti fiorentini siano quelli originali del primo getto”, le uniche tre teste rimaste in Toscana, dove vissero i loro committenti, ovvero quello al Museo Nazionale del Bargello, quello conservato nella Galleria dell’Accademia di Firenze e infine quello che si trova a Casa Buonarroti, da cui si presume derivino i busti nei musei stranieri. Teoria che Mario Micheli - professore di storia e tecnica del restauro presso l’Università Roma Tre - avvalla mediante l’analisi degli indicatori dei procedimenti metallurgici riscontrabili nei ritratti. Micheli ipotizza l’esistenza di un prototipo realizzato in bronzo con la tecnica della cera persa diretta (Bargello) dal quale derivano gli altri due esemplari realizzati da Daniele da Volterra (il busto della Galleria dell’Accademia e la testa di Casa Buonarroti), risultato proposto anche da Cecilie Hollberg attraverso l’osservazione diretta delle opere e la lettura complessiva dei risultati delle diverse indagini effettuate. Lo studioso Dimitrios Zikos, inoltre, è riuscito a dimostrare in modo ineccepibile che il busto eseguito per Diomede Leoni, ritenuto fino ad oggi l’esemplare della Galleria dell’Accademia di Firenze, è invece quello del Museo Nazionale del Bargello.

L’indagine radiografica, eseguita dal Laboratorio di Diagnostica Thierry Radelet, eseguita di notte nella Galleria dell’Accademia di Firenze, ha permesso di definire in modo certo le somiglianze e le differenze tra i ritratti per quanto riguarda la fase centrale del processo di realizzazione.

Grazie all’alto valore scientifico dell'iniziativa, in linea con l'importanza che il MIC-Ministero della Cultura dà alla ricerca, è stato possibile realizzare questa importante pubblicazione dove sono confluite le ricerche eseguite e i risultati delle indagini diagnostiche, fornendo uno strumento indispensabile per gli studi in questo campo. Un progetto realizzato con la sponsorizzazione di Intesa Sanpaolo - con i musei Gallerie d’Italia, e Intesa Sanpaolo Innovation Center.

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LA LETTERATURA POLIZIESCA ALL’OMBRA DEL VESUVIO COMPIE 172 ANNI

La letteratura poliziesca all’ombra del Vesuvio compie 172 anni

De Giovanni tour page 0001 250Il Festival del Giallo Città di Napoli festeggia il compleanno dei delitti di carta con la quinta tappa dei Tour del Giallo interamente dedicata a Maurizio de Giovanni. Sabato 30 settembre e domenica 1 ottobre 2023

Sarà lo scrittore vomerese, tra gli autori di crime più amati e seguiti d’Italia, a chiudere le belle passeggiate volute dall’Assessorato al Turismo del Comune di Napoli nell’ambito della manifestazione Vedi Napoli d’estate e poi torni, e costruite intorno alle origini e allo sviluppo di un genere letterario intramontabile.

I Tour del Giallo Città di Napoli, ideati e diretti da Ciro Sabatino, si avviano verso la quinta e ultima tappa, e lo fanno al Vomero con Maurizio de Giovanni. A caccia dei luoghi dei suoi personaggi, ma anche alla ricerca delle motivazioni che hanno portato il creatore del commissario Ricciardi, dei Bastardi di Pizzofalcone, di Sara Morozzi e Mina Settembre, ad intraprendere il suo viaggio nella narrativa di genere.

Cinque tappe, cinque grandi autori e cinque grandi inizi. Mastriani (1851), Serao (1907), Di Giacomo (1893), Veraldi (1976). Poi la chiusura con de Giovanni che presentò alla città il commissario che parla coi morti nel 2006 e che ad oggi, di quel personaggio, ha scritto 13 storie avvincenti e lette in mezza Europa.

Primo appuntamento sabato 30 settembre 2023 alle 10,30 in punto.

Si partirà da una location misteriosa (raggiungibile solo scoprendo un indizio che verrà inviato a tutti gli iscritti privatamente), poi si passeggerà insieme in una Napoli misteriosa e magica, incontrando una serie di persone che racconteranno il percorso letterario dello scrittore vomerese. Amici, giornalisti, scrittori, attori che hanno lavorato con lui sveleranno piccoli aneddoti poco noti al grande pubblico. Mentre il giorno dopo, domenica 1 ottobre, sempre alle 10,30 e sempre in una location misteriosa, sarà lo stesso autore ad accompagnare i suoi lettori in un pezzo della sua vita e dei suoi ricordi.

L’appuntamento finale anche per festeggiare insieme il successo dell’iniziativa voluta dall’assessora Teresa Armato. Oltre seicento iscritti per dieci passeggiate che si sono sviluppate durante tutto il mese di settembre tra il centro storico, Chiaia e il Vomero. Il Festival del Giallo ha accompagnato gli appassionati del genere tra salita Tarsia e salita Pontecorvo dove Francesco Mastriani scrisse Il mio cadavere, ha visitato con loro gli antichi magazzini Miccio, nel punto esatto dove si consumò il Delitto di via Chiatamone scritto da Matilde Serao, ha cercato tra piazzetta Ascensione e la Villa Comunale le tracce dei sei racconti inseriti nella raccolta Pipa e boccale nella quale Salvatore Di Giacomo svelò la sua passione per le atmosfere gotiche alla Edgar Allan Poe, quindi è sceso lungo le scale del Petraio per rivedere tutti i luoghi dove fu immaginato Il vomerese, l’indimenticabile spy story di Attilio Veraldi.

Il pubblico ha seguito con passione questo viaggio nel cuore della letteratura popolare, scoprendo che Napoli può, senza alcun dubbio, vantare la paternità del Giallo in Italia.

Finiti i Tour (con una coda sabato 7 ottobre per recuperare l’appuntamento saltato per pioggia e dedicato proprio a Veraldi) il Festival farà nascere a Napoli un vero e proprio Club del Giallo dove incontrarsi e condividere le proprie passioni.

Info

Previsti anche per la Quinta Tappa due appuntamenti della durata di due ore (uno il sabato mattina e uno la domenica mattina) ad ingresso libero, ma solo su prenotazione e fino ad esaurimento posti.

Le prenotazioni vanno effettuate telefonando alla libreria Iocisto (081.5780421) co-organizzatrice dell’evento.

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Le indagini del capitano Mariani MALA FEDE di Giovanni Taranto. Dal 29 settembre in libreria

Le indagini del capitano Mariani MALA FEDE di Giovanni Taranto. Dal 29 settembre in libreria

Locandina Mala fede 250NOVITÀ IN LIBRERIA DAL 29 SETTEMBRE Un giallo che esplora gli abissi del satanismo a Napoli e nel Vesuviano, e il rapporto distorto tra mafie e religione Le indagini del capitano Mariani MALA FEDE di Giovanni Taranto Per fare un bel libro ci vuole una buona storia, e quella di Mala fede lo è, profonda, misteriosa e intrigante, di respiro internazionale. Ci vuole lo stile giusto, e questo, così teso, veloce, ricco e sorprendente, lo è di sicuro. Ma anzitutto ci vuole un grande personaggio che ce la racconti. Ecco, il capitano Mariani non è il solito detective da romanzo giallo, è un vero e proprio “uomo che cerca”: inquieto, appassionato e tenace. Ironico e acuto. Soprattutto umano. Il punto di vista giusto per far luce nella complessa metà oscura di una realtà contraddittoria, grottesca e feroce come la Napoli, il Vesuviano, l’Italia e il mondo, tanto degli anni Novanta, in cui è ambientato il romanzo, quanto di oggi. E il bello è che non è da solo. Qui ce ne sono tanti come lui, un bellissimo gruppo di personaggi, non solo tra gli investigatori, a cui affezionarsi. Da attendere e seguire ancora, con impazienza, nella prossima storia. Carlo Lucarelli IL LIBRO Nella terra in cui le viscere del vulcano celano fiumi di magma, un altro fuoco arde, sotterraneo. È quello violento e malvagio della vendetta, covata a lungo da un gruppo di misteriosi individui decisi a colpire al cuore uno dei centri più sacri della fede vesuviana. Un piano diabolico, studiato nei minimi dettagli, per sottrarre un oggetto-simbolo caro a milioni di fedeli, oltraggiarlo e distruggerlo in nome di una perversa devozione all’oscurità più profonda. Eventi apparentemente inspiegabili e segnali inquietanti si intrecciano gettando sull’intera vicenda l’ombra del soprannaturale, fino al compimento del crimine nel modo più clamoroso e inspiegabile. Ad agire sono stati uomini o qualcosa arrivato dagli abissi del male? Sarà la razionalità del capitano Mariani a dover arginare il panico e trovare il bandolo di una matassa che mescola misteriose sette e criminalità comune, agenti del Vaticano e incursioni della camorra. Con la Pm Clara Di Fiore, gli uomini del Nucleo Operativo e l’amico nerista Gianluigi Alfano, il detective dell’Arma dovrà fare luce su un duplice anomalo rapimento, fatti di sangue e il furto d’arte del secolo, spingendosi fin quasi a un incidente internazionale. Un giallo che esplora la presenza del satanismo a Napoli e nel Vesuviano, e allo stesso tempo punta un faro sul rapporto distorto delle mafie con la religione. Un romanzo che propone anche un’attenta narrazione di eventi reali che hanno segnato il profondo percorso di fede e nuova conversione di Bartolo Longo, una delle figure più carismatiche del cattolicesimo vesuviano, il cui passato oscuro è ignoto ai più. GIOVANNI TARANTO è giornalista specializzato in cronaca nera, giudiziaria, investigativa. Sue alcune delle più importanti inchieste sulla camorra del Napoletano. Dal 2019 al 2021 ha presieduto l’Osservatorio permanente per la legalità oplontino. È stato tra i fondatori di Metropolis Network, dal 1995 al 2013 una delle realtà di punta del giornalismo in Campania. Come direttore di Metropolis TV, realizzando programmi con magistratura e associazioni antiracket, ha contribuito a svelare molti retroscena del crimine organizzato e della mafia del Vesuvio. È condirettore di «Social News», house organ di Auxilia onlus, e vicepresidente della Commissione legalità dell’Ordine dei giornalisti della Campania. Tiene seminari in diversi atenei e in Master di alta formazione in Criminologia clinica. Cintura nera 7° Dan di Taekwondo e 4° Dan di Hapkido, è Grand Master Unitam/Song Moo Kwan. Insegna arti marziali nella scuola pubblica, per l’autodifesa femminile e per il recupero dei minori a rischio. È un operativo del Gruppo di Fatto della sezione di Pompei dell’Associazione Nazionale Carabinieri. Ha esordito con La fiamma spezzata (Avagliano, 2021). Il romanzo successivo, Requiem sull’ottava nota (Avagliano, 2022), è stato vincitore del Premio Mysstery 2023 al Festival del giallo di Napoli.

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“CARICAT”O A “SPALLETT”ONI… Libro di Giuseppe Avolio “Peppart” -- Edizione Guida Editori

  “CARICAT”O A “SPALLETT”ONI…  Libro di Giuseppe Avolio “Peppart” - Edizione Guida Editori

                  

Locandina libro di Peppe Avolio 250La storia e i protagonisti degli ultimi sette anni della squadra campione d’Italia attraverso lo sguardo innamorato e ironico del vignettista azzurro. Dall’addio del “traditore” Gonzalo Higuain passato alla sponda bianconera, visto come il secondo Altafini, agli ultimi due anni del mister Maurizio Sarri, det-to il “Che” o il “maestro” per il suo modo di interpretare il calcio palleggiando “in faccia” all’avversa-rio, i cui 91 punti non sono serviti per uno scudetto scippato con una mossa di karate non sanzionata in un famoso Inter vs Juve e perso poi in albergo a Firenze. Dall’anno e mezzo del “Professore” Carlo Ancelotti, che non è venuto a Napoli a pettinare le bambole ma che, nonostante il secondo posto in classifica, non riesce ad incidere su grandi trionfi mantenendo tanti punti di distanza dai bianconeri, al secondo anno di Carletto che, pur con uno squadrone rinforzato da Manolas e un girone Champions alla grande, si chiuderà con l’ammutinamento del gruppo e il suo esonero. Dall’arrivo dell’“urlatore” Rino Gattuso, che vincerà una coppa Italia in tempi di Covid con il monumentale Mertens da piazza Plebiscito, al secondo anno con il mancato piazzamento in zona Champions che porterà all’addio del “Ringhio” per il “Guru” Spalletti.

Giuseppe Avolio, napoletano, conosciuto al pubblico come Peppe Avolio Peppart, è pubblicista, vignettista e illustratore. Tifoso del Napoli, collabora con diversi giornali, siti, programmi sportivi, nonché con istituti scolatici, presso i quali svolge laboratori di vignettistica, e con il Premio Massimo Troisi, patrocinato dal Comune di San Giorgio a Cremano. Per la stessa cittadina ha decorato con le sue vignette diciannove panchine dedicate ai film di Massimo Troisi e al trio comico La Smorfia. Sue vignette vengono pubblicate in diversi libri ed esposte in svariate mostre. Nel 2011 pubblica il suo primo libro di vignette sul Napoli, Non sarò mai più l’ultimo della classe, che gli è valso il riconoscimento alla Letteratura comica nell’ambito dell’edizione 2011 del Premio Massimo Troisi. Nel 2016 pubblica, per Guida, il suo secondo libro Un Ciuccio da Champions.

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