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Il «caso Balzac». Storie di diritto e letteratura
«Balzac è un grande scrittore perché ha capito persino le passioni che tutti ignorano o studiano solo per condannarle» (Marcel Proust)
Edizioni Il Mulino pubblica Il «caso Balzac». Storie di diritto e letteratura di Giuseppe Guizzi
Il volume - A centosettant’anni dalla morte di Balzac la Comédie humaine continua ad esercitare un’irresistibile attrazione: per gli scrittori, che nella loro perenne ricerca di un’identità non possono fare a meno di rispecchiarvisi; per gli storici e per gli economisti, che riconoscono – come già Marx ed Engels – il carattere lucidamente visionario di molte delle pagine balzachiane, che nel rappresentare l’avvento del capitalismo finanziario ne hanno colto anche tutte le possibili derive e degenerazioni. La critica letteraria più recente ha, d’altronde, ripetutamente messo in luce la duplice vocazione di Balzac, il suo essere contemporaneamente un «peintre» e un «penseur», capace di descrivere la realtà in tutti i suoi aspetti e di riflettere su di essi cogliendone l’essenza. Strumento privilegiato di conoscenza, l’opera di Balzac esercita, tuttavia, un fascino irresistibile anche per il giurista. Mettendo in scena la società francese all’indomani delle codificazioni napoleoniche, e dunque sulla soglia della modernità anche nel campo del diritto, i suoi romanzi offrono l’occasione per mettere a fuoco alcuni problemi fondamentali dell’esperienza giuridica. Contratto e successioni; credito e mercato finanziario; iniziativa economica, concorrenza, insolvenza; crisi della giustizia: non c’è problema che la penna di Balzac non riesca a cogliere nella sua dimensione universale. Problemi sempre uguali e sempre irrisolti, perché se la realtà che ci circonda cambia quel che non muta è, invece, l’uomo, che del diritto è il necessario e unico termine di riferimento. Se dunque – come insegna Gadamer - nell’incontro con l’opera d’arte si attua sempre un’esperienza che ci modifica, perché cambia il nostro modo di vedere il mondo, ripercorrere le pagine di Balzac e la sua riflessione intorno al diritto consente di compiere, oltre a una fantastica esperienza estetica, anche e soprattutto un’esperienza di verità.
Ho scritto questo libro – racconta l’Autore - per due ragioni. La prima è che da tempo, come professore di diritto, ho maturato la convinzione che anche la letteratura possa essere di aiuto allo studioso dei problemi giuridici, in quanto ogni opera letteraria – e soprattutto il romanzo - è strumento di conoscenza degli uomini, delle loro passioni, dei loro interessi, dei rapporti con altri uomini: ossia, in una parola, strumento di conoscenza proprio di tutto quel che il diritto deve necessariamente disciplinare. La seconda ragione è, invece, che da appassionato lettore di Balzac mi sono reso conto di come le questioni di diritto siano centrali nella Comédie, sicché mi è sembrato potesse essere utile offrire – ai lettori meno avvertiti e consapevoli delle problematiche giuridiche – una nuova e ulteriore chiave di lettura per apprezzare in profondità la bellezza e la verità dei suoi romanzi.
L’autore - Giuseppe Guizzi è professore ordinario di diritto commerciale nell’Università di Napoli Federico II. Condirettore della Rivista di diritto commerciale e del diritto generale e delle obbligazioni e dell’Osservatorio del diritto civile e commerciale, ha pubblicato: Gestione rappresentativa e attività di impresa (Cedam, 1997); Il titolo azionario come strumento di legittimazione (Giuffré 2000); Il mercato concorrenziale: problemi e conflitti (Giuffré, 2010); Gestione dell’impresa e interferenze di interessi (Giuffré, 2014).
Nel corso di una normale riunione di redazione della rivista «San Francesco», il direttore, padre Enzo Fortunato, trova in archivio, a sorpresa, un vecchio articolo scritto in occasione del restauro della tonaca del Santo di Assisi. Nell'articolo è spiegato che i rammendi del saio di san Francesco risultavano fatti da Chiara d’Assisi utilizzando delle toppe ricavate dal proprio mantello. Per tutti è un'immagine potente, quasi uno scoop: colpisce perché parla di un'unione di fede e di spirito che va oltre l'immaginabile, ma sottolinea anche l'importanza del ricucire gli strappi, dell’imparare a recuperare, non solo le cose, ma anche i rapporti. L’abito rattoppato di Francesco getta sì luce sul ruolo di Chiara nel prendersi cura dell'altro, del «fratello», ma ci dice anche quanto sia necessario, oggi in particolare, riparare. Nella figura e nelle proporzioni, la tonaca francescana, scelta dal Santo perché quotidiana veste da lavoro dei contadini del suo tempo, ricorda, con le due larghe maniche cucite perpendicolarmente alla linea delle spalle, il disegno della croce. Tanto da spingere il pensiero a un’altra «tonaca», anzi a una «tunica»: quella che i soldati, dopo aver crocifisso Gesù, si giocano ai dadi sul Golgota e di cui restano due reliquie illustri, l’una a Treviri e l'altra ad Argenteuil. Quella tunica, tessuta tutta d'un pezzo, è considerata un simbolo dell'unità dei cristiani. La comparazione proposta in questo libro altro non è che il confronto tra il Maestro e il suo discepolo, ovvero tra Gesù di Nazaret e Francesco d’Assisi: un parallelismo fatto attraverso i loro indumenti e le loro spoliazioni, che sottolinea, oltre all’immensa grandezza di questi due personaggi, l'affinità elettiva esistente tra loro. Possono due abiti essere emblema di una storia e incarnare la Parola di coloro che li indossano? È certamente così: la tunica di Gesù e la tonaca di san Francesco sono simboli di fragilità, ma al tempo stesso di dignità, di unità e di condivisione; emblemi dell’universale messaggio cristiano, che significa amore, e dello spirito francescano, precursore della cura per il pianeta. Per questo La tunica e la tonaca è un incredibile viaggio tra Gesù e Francesco, due figure straordinarie che – l’uno deriso e spogliato a forza, l'altro spogliandosi spontaneamente – hanno cambiato il mondo.
È in tutte le librerie e sui canali online “Inferno 1860 – Un noir napoletano” di Marco Lapegna (400 pagine, € 18,00). Con questo poliziesco, che rientra nella collana Rosso&Nero delle edizioni Rogiosi, ci troviamo nella rovente estate napoletana del 1860. Mentre Garibaldi con il suo esercito di volontari risale la penisola e l’amministrazione del Regno delle Due Sicilie si avvia al disfacimento, l’ispettore di primo rango della polizia borbonica Gaetano Casagrande è incaricato di indagare su un delicato caso di duplice omicidio: i corpi senza vita di un’anziana venditrice ambulante e la moglie di un giudice appartenente all’alta aristocrazia napoletana vengono ritrovati nello stesso appartamento.
L’iniziativa “Libera-mente” con il patrocinio dei Comuni: più di 500 volumi in distribuzione nelle attività commerciali che aderiscono all’iniziativa