Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione Cookie Policy.
Una inedita Matilde Serao protagonista, a Portici, della rassegna “Lib(e)ri al parco” curata da Ileana Bonadies all’interno del bene comune Villa Fernandes
Nel giardino di Villa Fernandes (Via Diaz 144 – Portici) nuovo appuntamento con la rassegna letteraria “Lib(e)ri al parco” (VI° edizione), a cura di Ileana Bonadies e dell’associazione BLab, in collaborazione con la libreria Mondadori Pointdi Portici e NapoliCittàLibro – Salone del Libro e dell’Editoria, con il patrocinio dellaCittà Metropolitana di Napoli.
Dopo aver ospitato Simona Frasca, Massimiliano Virgilio, Mattia Insolia, Monica Acito e Patrizia Rinaldi, martedì 20 giugno alle ore 18, spazio a una misconosciuta raccolta seraiana, “L’anima dei fiori”, pubblicata per la prima volta nel 1903 e da allora mai più ristampata.
A salvarla dall’oblio dopo 120 anni una preziosa edizione in 8 volumetti curati da Donatella Trotta per Edizioni Spartaco.
Pioniera di una coscienza ambientalista e antesignana di una sensibilità verso la natura di grande attualità, oggi, in tempi di evidente emergenza climatica, nella scia dei Flower Books dell’ottocentesco “secolo dei fiori”, Matilde Serao intreccia in quest’opera vita e arte, poesia e note di costume, curiosità botaniche e spunti di moda, immaginazione, sogno e realtà, luoghi del cuore e orizzonti internazionali, topoi letterari e rinvii mitologici. Dando vita a un universo floreale variopinto in cui ad ogni colore corrisponde un sentimento.
Del resto, le piante sono libri, scrive nella postfazione Antonio Pascale: tutto sta a saper leggere. E Donna Matilde «svariati anni fa aveva capito che guardare e raccontare le piante è come raccontare la nostra storia, le radici e il cielo verso cui tendere, il buio e la luce…».
In occasione dell’evento porticese, a dialogarne con la curatrice e con l’editrice Tiziana Di Monaco, la giornalista Ileana Bonadies e il prof. Matteo Palumbo, Università di Napoli “Federico II”.
Letture a cura dell’attore Salvatore Guadagnuolo in contrappunto musicale con Diana Grassi, violinista.
Con il vescovo Antonio Di Donna interviene Don Luigi MariaEpicoco docente incaricato di Filosofia alla Pontificia Università Lateranense.
Un libro dove Gesù si fa «narratore e cronista della sua vita terrena». In «diciotto racconti», dal «grembo di Maria» al «suo andare verso il Cielo», don Alfonso Lettieri presta la sua penna al Signore, il quale narra quel «dialogo intimo», dove attingere il «coraggio», la «forza» e l’«amore», necessario per compiere la missione affidatagli dal Padre.
Il sacerdote della diocesi di Acerra, esperto in Morale e Liturgia e membro della redazione della Rivista di Spiritualità pastorale Presbyteri non è nuovo a questo stile narrativo. E’ già infatti autore di «Tra le righe del Vangelo», pubblicato con Cnx nel 2015, e de «Il Vangelo raccontato da chi non ti aspetti», edito da Elledici nel 2019, dove sono gli oggetti toccati da Gesù a raccontare in modo originale la storia della salvezza.
Da questo nuovo lavoro «A tu per tu. Gesù dialoga con Padre», pubblicato da Edizioni Sanpino, emerge attraverso una scrittura originale «un Gesù in totale unione con Padre che è nel Cielo». Autore della prefazione è don Nico Dal Molin, incaricato della formazione permanente del clero nella diocesi di Vicenza, già direttore del Centro nazionale vocazioni.
Alla presentazione del libro giovedì 8 giugno 2023 alle ore 19.00 nella Biblioteca del Seminario vescovile in piazza Duomo ad Acerra interverranno il vescovo Antonio Di Donna e don Luigi Maria Epicoco, docente incaricato di Filosofia alla Pontificia Università Lateranense.
La presentazione sarà trasmessa in diretta sulla Pagina Facebook e sul Canale YouTube della «Diocesi di Acerra».
Lunedì 5 giugno alle 18 al Teatro Diana di Napoli la presentazione del libro "Elena Ferrante, chi è costei?" di Lino Zaccaria
Lunedì 5 giugno alle 18 al Teatro Diana di Napoli si terrà la presentazione del libro "Elena Ferrante, chi è costei?" di Lino Zaccaria (Edizioni Graus). Discutono con l'autore Titti Marrone e Paola Villani. Letture di Antonio Leccisi. Coordina Gianni Ambrosino.
E’ possibile vendere milioni e milioni di libri lungo un arco di più di trenta anni e riuscire a custodire il segreto sullo pseudonimo inventato per firmare i suoi romanzi?
Detta così sembra un’impresa impossibile, soprattutto in tempi dominati dall’invasività dei social, che lasciano poco spazio ai misteri, in genere. E invece l’incredibile primato sopravvive ed appartiene ad Elena Ferrante, che è riuscita a resistere per tutti questi anni agli attacchi che le sono stati portati da più fronti. Si sono mobilitati critici letterari, professori universitari, giornalisti. Le hanno provate di tutte, ma ad oggi, nonostante i colpi micidiali inferti, sotto i quali il mistero è spesso sembrato vacillare, Elena Ferrante resta uno pseudonimo.
A questa lunga sequela di “attentati” se ne aggiunge ora un altro, appena realizzato da un giornalista di lunghissimo corso, Lino Zaccaria, che è andato a leggere in contemporanea, intensivamente, tutte le opere della Ferrante e di Domenico Starnone, da sempre in maggiore indiziato di “paternità ferrantiana” e ne ha tratto corposi indizi che finiscono per avvalorare, forse, definitivamente, la congettura che dietro Elena Ferrante si nasconda appunto l’affermato scrittore napoletano-romano.
Zaccaria non tradisce il suo pedigree di giornalista e questo volume, in fondo, come lui stesso peraltro ammette, è una poderosa inchiesta giornalistica, che prende le mosse da un lungo e articolato riepilogo di tutto quanto finora pubblicato sulla querelle-Ferrante.
Scrive Titti Marrone nella prefazione: “…mentre leggevo immaginavo Lino Zaccaria intento al complesso lavoro di compulsare sia i libri di chi si firma Elena Ferrante che quelli di Domenico Starnone. Me lo figuravo munito di taccuino e penna (alla vecchia maniera) ad annotare, sottolineare, confrontare, mentre nella sua mente, prima che desse il via alla sua investigazione, volteggiavano domande, ipotesi, interrogativi. Gli stessi posti nell’intero mondo letterario, ma anche tra la sterminata schiera dei lettori di Elena Ferrante di fronte al “segreto di Pulcinella” meglio costruito e custodito dell’editoria internazionale”.
Ma che cosa ha scoperto, di nuovo, Zaccaria nell’annotare, sottolineare, confrontare? Lui ha vissuto gli anni giovanili negli stessi luoghi che attraversano le vicende dei libri di Ferrante e di Starnone. Ed ha frequentato lo stesso liceo frequentato da Elena in L’amica geniale e da Starnone. Conosce fatti, luoghi, circostanze. Forte di questo bagaglio di conoscenze, spulciando fra le righe di L’amica geniale, di Via Gemito, di L’amore molesto e di tutte le altre opere dei due, è giunto ad una conclusione: sarebbe anche statisticamente straordinario che Starnone, quanto meno, non abbia messo mano a L’amore molesto e al primo e al quarto libro della saga di L’amica geniale. Troppi i particolari citati dalla Ferrante, e che vengono riportati, che solo Starnone poteva conoscere. E troppi contenuti simili, non solo nello stile, si rinvengono nelle opere comparate. Queste concomitanze e queste affinità sono minuziosamente citate e finiscono per conferire, alla lettura concentrata di questa indagine forte credibilità alla tesi dell’autore: Starnone sì, ma c’è anche il contributo di una “mano femminile” e non esclude che possa essere quello della moglie, Anita Raja. Forte, nel sostenere questa versione, anche dei risultati cui era pervenuto il giornalista Claudio Gatti.
Ma non solo. L’autore, attribuendolo ad una questione di “onesta intellettuale”, ospita un intero capitolo nel quale sono anche citati tutti i passaggi che militano invece, in senso opposto, cioè che escluderebbero la paternità di Starnone. E il lavoro si completa, come in un reportage di vecchio stile, con un viaggio sui “luoghi geniali” (il Rione Luzzatti e il Rione ferrovieri), con una disamina sul valore letterario degli scritti della Ferrante, con una puntigliosa ricerca su tutti gli scrittori e gli artisti in genere che hanno scelto l’anonimato e infine si interroga se è lecito, dal punto di vista tecnico-giuridico e deontologico andare a scavare, come è stato già fatto e come fa lo stesso Zaccaria, nella privacy del fantasma Ferrante e in quella di Starnone e della moglie. Trecentonove pagine tutte da leggere.
Giovanni Taranto con il romanzo “Requiem sull’ottava nota” (Avagliano Editore) è il vincitore del Premio MyssterY
Giovanni Taranto, giornalista, scrittore, domenica 28 maggio ha ricevuto il Premio MyssterY, risultando vincitore assoluto dell’ambito Premio con il suo romanzo “Requiem sull’ottava nota”, Avagliano editore. La kermesse, organizzata grazie alla collaborazione fra la libreria Iocistò e GIALLI.IT., direttore artistico Ciro Sabatino e presidente onorario dell’evento Maurizio de Giovanni, che ha visto la partecipazione di oltre 60 scrittori candidati al Premio, di fama nazionale e internazionale che scrivono “gialli”, si è svolta a Napoli presso l’Istituto di cultura francese, presente la Console Lise Moutoumalaya.
Grazie al voto popolare il romanzo “Requiem sull’ottava nota” era stato inserito tra i cinque finalisti, la giuria di esperti ne ha poi decretato la vittoria, riconoscendo a Giovanni Taranto il Premio Mysstery, uno dei più ambiti riconoscimenti nel campo della letteratura “gialla” “noir” e “poliziesca”.
Nella prefazione del romanzo, Franco Roberti, Procuratore Nazionale Antimafia 2013-2017, scrive: “Per comprendere le cause storiche, economiche e sociali che hanno reso la camorra parte integrante del tessuto sociale Vesuviano, di Napoli e della sua area metropolitana. E come liberarsene per sempre. Un modo nuovo di raccontare la lotta per la legalità e la giustizia, guardandola in faccia, dall’interno. Fuori dal paralizzante giudizio sui mali di Napoli e della sua area metropolitana, che oscilla da sempre tra rassegnazione autoassolutoria all’ineluttabilità della camorra e ottimismo consolatorio di chi spera che, prima o poi, il bene prevarrà sul male. Qui si intravede una via di uscita”.
Nel suo romanzo Giovanni Taranto, giornalista specializzato in cronaca nera, giudiziaria, investigativa racconta le vicende che hanno come protagonista il capitano Giulio Mariani, comandante di una compagnia dei carabinieri del vesuviano nella lotta ai clan del territorio alle falde del Vesuvio. “Siamo negli anni ’90. Camorra, mafia, estorsioni, droga e microcriminalità sono gli avversari quotidiani del capitano Giulio Mariani, romano de Roma, al comando di una compagnia dei Carabinieri nel Vesuviano. Pochi gli spiragli per la vita familiare. Pasqua è vicina. L’attività del racket si intensifica. Uno showroom viene devastato per costringere il titolare a pagare il pizzo. Gli scontri fra cosche per il controllo dello spaccio si inaspriscono. Un sedicenne, usato come sentinella da una delle “famiglie” rivali, rimane ferito gravemente in un raid. Mariani indaga, affiancato dal Nucleo Operativo, dalla Pm napoletana Clara Di Fiore, e dall’amico Gianluigi Alfano, nerista. Ai due casi si intrecciano omicidi irrisolti e nuovi scontri a fuoco. Ma un mistero complica le indagini. Mariani riceve dei pizzini anonimi, inizialmente incomprensibili. Il mittente sembra voler indicare ai Carabinieri i responsabili di episodi estorsivi, traffici di stupefacenti, boss e killer delle fazioni in guerra. C’è da fidarsi? Chi c’è dietro quelle soffiate? Qual è il suo vero interesse? Al capitano Mariani, l’onere di decifrare le criptiche indicazioni dell’enigmatico informatore e trovare prove concrete che le confermino. Per farlo, dovrà scavare nel ventre della città vecchia e confrontarsi con personaggi particolari, spesso inquietanti. Il tutto tentando di strappare il minorenne ferito e il suo fratellino a un destino segnato, al soldo della camorra. Sullo sfondo, la vita di caserma, le tradizioni pasquali, il folclore e la filosofia del Vesuviano. Dopo La fiamma spezzata (Avagliano 2021), Taranto coinvolge i lettori in un’altra appassionante vicenda e svela i meccanismi dei clan”.
Giovanni Taranto è giornalista specializzato in cronaca nera, giudiziaria, investigativa. Sue, alcune delle più importanti inchieste sulla camorra del Napoletano. Dal 2019 al 2021 ha presieduto l’Osservatorio permanente per la legalità oplontino. È stato tra i fondatori di Metropolis Network, dal 1995 al 2013 una delle realtà di punta del giornalismo in Campania. Come direttore di Metropolis TV, realizzando programmi con magistratura e associazioni antiracket, ha contribuito a svelare molti retroscena del crimine organizzato e della mafia del Vesuvio. Oggi è condirettore di «Social News», house organ di Auxilia Onlus, e tiene seminari di giornalismo in diversi atenei. Cintura nera 7° Dan di Taekwondo e 4° Dan di Hapkido, è Grand Master Unitam/Song Moo Kwan. Insegna arti marziali nella scuola pubblica, per l’autodifesa femminile e per il recupero dei minori a rischio. È un operativo del Gruppo di Fatto della sezione di Pompei dell’Associazione Nazionale Carabinieri. Con Avagliano editore ha pubblicato La fiamma spezzata (2021). Vive a Torre Annunziata.
Al vincitore del Premio Premio MyssterY Giovanni Taranto abbiamo chiesto se le indagini del protagonista del romanzo il Capitano Mariani continueranno. “Vedere il mio Capitano Mariani riscuotere tanto apprezzamento, non soltanto attraverso il voto popolare di tutta Italia, ma anche dalla giuria di esperti che ha decretato la vittoria di "Requiem sull'ottava nota" assegnandogli il Premio Mysstery, mi dà una carica importante. Come il Capitano protagonista dei miei gialli, non ho intenzione di fermarmi. Le indagini di Mariani vanno avanti, e presto ne sentirete parlare di nuovo".